Crotone, strade troppo strette e l’ambulanza non passa. 86enne soccorsa con l’apecar

lunedì 21 Dicembre 18:46 - di Milena Desanctis
apecar

Le strade sono troppo strette, un’anziana trasportata all’ospedale di Crotone con l’apecar. «Mia madre adesso sta meglio, ma è ancora ricoverata all’ospedale San Giovanni di Dio di Crotone. Si sta riprendendo. Però non è la prima volta che succede. Dove abita mia madre le ambulanze non arrivano perché le strade sono strette».  A dirlo all’AdnKronos è Tiziana Lazzaro, figlia di Anna, la donna di 86 anni che giovedì scorso, a Santa Severina (Kr), è stata soccorsa con l’apecar del marito.

Crotone, anziana soccorsa con l’apecar

L’anziana, infatti, si era sentita male, ma quanto i sanitari del 118, chiamati dal marito, sono arrivati a un chilometro di distanza dall’abitazione, si sono resi conto che le stradine erano troppo strette per poter portare l’ambulanza fin sotto casa. A quel punto i medici hanno proseguito a piedi per poi soccorrere la donna sistemandola, distesa sulla lettiga, sul cassone dell’apecar del marito. «Negli ultimi due o tre anni è già la terza o quarta volta che accade, nelle altre occasioni mia madre è riuscita a salire nell’abitacolo della apecar di mio padre, ma stavolta stava troppo male e quindi è stato necessario metterla sopra».

Crotone, soccorsa con l’apecar

Da lì la corsa fino all’ambulanza e poi in ospedale, dove la donna è ancora ricoverata. «Mia madre si è sentita male per via di un’infezione alla colecisti che gli ha procurato la febbre. Non parlava, era abbattuta. Non so chi abbia avuto l’idea di metterla sul cassone. Credo i medici del 118, che infatti sono andati fino a casa con la barella, ma non escludo possa essere stato mio padre a suggerirglielo, è un tipo abbastanza vispo».

L’appello della figlia

Tiziana Lazzaro, poi, si rivolge alle autorità sanitarie: «Spero che si possa trovare un mezzo di soccorso più piccolo in grado di percorrere anche le vie più strette e arrivare fino a casa di mia madre. Ma non lo dico solo per lei, lo dico anche per tutte le altre persone che abitano nella stessa zona, nei punti più disagiati. Le auto passano in quelle vie, ma l’ambulanza no, è troppo grande». Infine, la figlia rivolge un pensiero ai sanitari: «Voglio ringraziarli per quello che hanno fatto, hanno curato mia madre rimanendo anche con lei un bel po’. Grazie».

 

 

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