Covid, Zaia pronto al pugno duro: «Sia chiaro, certi comportamenti hanno delle conseguenze

lunedì 14 Dicembre 10:51 - di Liliana Giobbi
Zaia

Luca Zaia si era già detto preoccupato, appena due giorni fa. «Il lockdown sarebbe una tragedia, perché il Paese non può permetterselo. Però,a se la situazione precipitasse, ogni misura andrebbe valutata. Dobbiamo essere ossessivi nel rispetto delle regole». Poi aveva aggiunto: «Credo quindi sia fondamentale dire ai cittadini che devono capire che siamo entrati nella fase di Natale. E se non governiamo il processo, sarà il processo che governa». Ora, con ciò che è accaduto nel weekend, la situazione sembra precipitare.

Zaia: «Non sono per uno stato di polizia, ma…»

«Mi sembra chiaro che non abbiamo più paura di morire. Io non sono per uno stato di polizia. Ma deve essere chiaro a tutti che certi comportamenti hanno delle conseguenze. Questo weekend le città italiane sono state prese d’assalto. Il sindaco di Treviso, Marco Conte, ha dovuto chiudere il corso a metà pomeriggio. Questo, perché è venuto fuori che – su una città di 80mila persone – a spasso per il centro in quel momento c’erano oltre 50mila persone. Ma non si tratta solo dei numeri di oggi», dice Zaia, stavolta al Corriere della Sera. «C’è una parte non maggioritaria ma molto visibile della popolazione. E che ritiene che la gestione del Covid sia un problema delle istituzioni. Un problema semplicemente burocratico. Si vogliono più regole? Guardate i tg: tutti i passeggianti intervistati dicono la stessa cosa: Non è vietato».

La parte triste della vicenda

«Oggi per alcuni il Covid è un problema dell’ospedale, è la parte triste della vicenda. E poi diciamolo: c’è una cultura strisciante e ripugnante. Una cultura secondo cui», dichiara Zaia, «questa è la malattia degli anziani. Ma gli over 70 hanno il diritto di vivere come tutti. Anzi, di più. Sono loro quelli che ci hanno fatto grandi. Io penso sia una sconfitta comune il continuare a chiedere norme per comportamenti scorretti e lontani dal senso civico. Non credo che dovremmo arrivare a fare norme per dire di non buttare la carta per terra». Il discorso è chiarissimo.

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Eppure… Pensi alle mascherine. Io le paragono ai giubbotti anti proiettile: non resistono alle cannonate. La mascherina protegge dal droplet, non dall’aerosol, il vapore acqueo prodotto da tante persone assembrate».

Zaia sull’ipotesi di nuove restrizioni

Ulteriori restrizioni? «Incontrerò i sindaci di tutti i capoluoghi di provincia per valutare la situazione. A me sembra davvero strano il dover fare un’ordinanza per qualcosa che è già previsto dalla legge. L’art. 1, comma 8, del dl del 6 maggio 2020, n. 33, vieta gli assembramenti. Li vieta. E dunque, dovrei fare un’ordinanza per dire di rispettare la legge? Anche lì: vogliamo le grida manzoniane? Comunque, non mi sono mai tirato indietro e se si dovrà far qualcosa lo si farà ancora una volta».

«Ho stima in Brusaferro»

Il problema nasce dal fatto che il Veneto si trova in zona gialla? «Premessa: nonostante la zona gialla, io ho adottato un’ordinanza che chiudeva le grandi e medie strutture di vendita al sabato, tutti i negozi alla domenica, e imponeva un cliente ogni 20 metri quadrati. Ma il punto è che il Veneto, come le altre regioni, ha accettato la classificazione nazionale. Fatta non dal circolo della scopa, ma dall’Istituto superiore di sanità retto dal professor Brusaferro, che gode della mia stima. Ricordo», dice Zaia, «anche che noi siamo allo 0,91 di Rt, per passare alla zona arancione avremmo dovuto essere all’1.25».

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