Covid, l’indice di positività risale al 12,6%. L’infettivologo: misure rigide e scuole chiuse

giovedì 31 Dicembre 18:19 - di Redazione
Covid

Covid, a una settimana dalla vigilia di Natale i dati sull’andamento dei contagi sono preoccupanti. Sono 23.477 i nuovi casi (ieri erano 16.202) rilevati, e 555 i decessi. I tamponi eseguiti sono stati 186.004 (ieri sono stati 169mila). Questi i dati del bollettino quotidiano pubblicato dal ministero della Salute. L’indice di positività odierno è del 12,6%, mentre ieri era del 9,6%. Il numero degli attualmente positivi torna a crescere: +5.501 (ieri -4.333), e sono ora 569.896. Di questi, 544.190 pazienti sono in isolamento domiciliare, 5.889 più di ieri.

Covid, in aumento anche le terapie intensive

Tornano ad aumentare, di 27 unità, i pazienti in terapia intensiva, per un totale di 2.555, con 202 nuovi ingressi nelle ultime 24 ore. Non succedeva da circa un mese. Il numero di ricoverati con sintomi scende a 23.151 (-415 rispetto a ieri).

Covid, le Regioni con il maggior numero di contagi

Le Regioni dove si registrano più contagi sono ancora Veneto (+4.800), Lombardia (+3.859), Emilia Romagna (+2.116), Lazio (+1.767) e Puglia (+1.661). Il numero totale dei casi sale a 2.107.166.

Andreoni: rischiamo l’innalzamento della curva a gennaio

“I dati quotidiani preoccupano – commenta Massimo Andreoni, direttore Uoc Malattie infettive all’università di Roma Tor Vergata – il tasso di positività è alto e c’è ancora una forte pressione sugli ospedali con un aumento dei ricoveri in terapia intensiva. Nonostante il lockdown durante le feste abbiamo visto momenti di assembramento e di ridotto rispetto delle misure. Questo potrebbe avere delle conseguenza sulla curva epidemiologica a gennaio quindi sarebbe meglio, anche dopo le feste, mantenere le misure e un regime di rigidità”.

Ripensare l’apertura delle scuole

Sulla riapertura delle scuole il prossimo 7 gennaio, Andreoni precisa che “i numeri dell’epidemia sono alti, dobbiamo dare il tempo al vaccino di funzionare e non possiamo permetterci a gennaio di avere una impennata dei casi. Per questo – chiosa – forse dovremmo ripensare alla riapertura delle scuole con tempistiche più rallentate”.

 

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