Covid: forni crematori ingolfati, camere mortuarie piene, bare all’aperto. A Roma la situazione più grave

martedì 1 Dicembre 8:58 - di Edoardo Valci
forni crematori

Loculi carenti, manufatti fatiscenti, camere mortuarie piene. Forni crematori ovunque sotto stress con tempi di cremazione biblici. File di cadaveri accantonati nelle bare all’aperto al romano cimitero Flaminio. È Giovanni Caciolli, segretario nazionale di Federcofit, a descrivere un sistema in forte difficoltà. Anche il personale scarseggia. Tra le conseguenze, il riempimento delle sale mortuarie di cadaveri in attesa di funerale perché non si può concludere un servizio funebre oltre un certo orario.

I forni crematori, criticità in forte aumento

E poi le cremazioni. Caciolli ravvisa nei forni crematori di tutto il Paese la principale criticità attuale. Criticità esasperata dalle morti per covid e da una tendenza generale all’incremento della scelta cremazionista. «È preferita dal 30% delle famiglie italiane contro il 10% di 20 anni fa».

«Attività sotto stress»

«Il forno non è uno strumento elastico. Dunque, su un numero attuale di circa 700 decessi in più al giorno rispetto alla media degli altri anni nel territorio nazionale, l’attività dei forni crematori è certamente sotto stress. La situazione -avverte- ovunque va tenuta sotto controllo».

«A Roma è una tragedia»

Per quanto riguarda la Capitale, «è una tragedia. Al cimitero Flaminio si arriva al punto che i cadaveri sono accatastati per giorni all’aperto, all’esterno del forno crematorio. Nessuna delle nostre richieste dallo scoppio della pandemia è stata accolta», spiega all’Adnkronos Gianluca Fiori, segretario nazionale Assifur. «Le attese per la cremazione sono di almeno venti giorni. In qualunque altro comune del Lazio, invece, il via libero è immediato».

I familiari non hanno ricevuto nulla

Sarebbe previsto da regolamento un risarcimento per ogni giorno di ritardo di 100 euro. Ma i familiari non hanno mai ricevuto nulla. Ed adesso è entrata in vigore una nuova modalità di ricezione delle richieste che stabilisce che entro 5 giorni dal decesso va presentata la domanda». Come si legge nella circolare, va «inderogabilmente rispettato il giorno prenotato per la fatturazione. Pena la salma sarà inumata d’ufficio con successivo addebito dell’operazione».

Forni crematori, la protesta delle agenzie funebri

Le agenzie funebri sono poi «invitate a sottoscrivere una dichiarazione di riconoscimento della salma consegnata dentro un sacco chiuso», Questo, «senza fornirci gli strumenti per poterlo aprire in sicurezza. E la famiglia non può essere presente all’identificazione della salma per le norme covid. Operiamo dunque con documenti, che potrebbero anche essere fasulli ed io potrei anche avere riconosciuto migliaia di falsi».

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