Bellanova e Bonetti su tutte le furie: «Conte ritiri la task force o ci dimettiamo. E basta coi Dpcm»

mercoledì 9 Dicembre 11:14 - di Gianluca Corrente
Bellanova e Bonetti

Le parole di Conte non bastano, come non convince più il suo tono televisivamente rassicurante. Due ministre – Bellanova e Bonetti – sono pronte a dare l’addio alla squadra di Palazzo Chigi. Arriva l’ultimatum al premier: «Se non si ritira la task force, io e la Bellanova diamo le dimissioni». Lo afferma Elena Bonetti, ministra delle Pari opportunità, a The Breakfast Club su Radio Capital. «Per essere al servizio dell’Italia serve collaborazione per progetti concreti di rilancio. Ma serve farlo con il governo. Io ho giurato sulla Costituzione italiana, che prevede un processo democratico che deve essere tutelato. Nel momento in cui non fossi messa nelle condizioni di rispettare questo giuramento, anche per coscienza personale, sì, sarei pronta anche a dimettermi».

Bellanova e Bonetti contro la task force

«Il Recovery plan definirà la vita degli italiani per i prossimi 30 anni. Ed è al Parlamento che il governo deve rendere conto. La regia di questo progetto deve essere in mano al governo». E sul Mes: «Il voto di Italia Viva ci sarà se la posizione del governo resterà europeista. Precludere di accedere al Mes per questioni ideologiche è dannoso non per Italia Viva, ma per il paese. È evidente che quei miliardi ci servono per dare una risposta ai cittadini».

«Non si governa contro il Parlamento»

Bellanova e Bonetti non fanno sconti. «Conte va avanti se non governa contro il Parlamento. Non siamo una Repubblica fondata sui Dpcm né sulle task force». Lo afferma, a sua volta, Teresa Bellanova in un’intervista a Repubblica. Si sofferma sulla cabina di regia sul Recovery Plan proposta da Conte. «Se quella norma dovesse passare così com’ è, si darebbe il via libera ad una sorta di esautoramento delle funzioni e del ruolo dello Stato. Il testo  commissaria i ministeri, la pubblica amministrazione, le Regioni. Assegnando rilevanti poteri sostitutivi a sei responsabili di missione, che verrebbero scelti esclusivamente sulla base di conoscenza personale. E a trecento altri tecnici individuati con lo stesso metodo. Liberi peraltro da quelle responsabilità che costituzionalmente sono in capo alla pubblica amministrazione».

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