La pagliacciata della tregua di governo non regge: altre botte per sedersi sulle poltrone dorate

mercoledì 9 Dicembre 8:13 - di Fulvio Carro
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La “tregua” nel governo è solo il velo pietoso che si stende sull’ammucchiata rossogialla. L’intesa raggiunta sul Mes non cambia di una virgola i rapporti tesi tra Pd, Cinquestelle e renziani. Il vogliamoci tutti bene sopravvive solo nelle frasi fatte di Luigi Di Maio, che continua a predicare bontà come se fosse in una fiction. Tutto intorno è solo un susseguirsi di botte da orbi. Ci sono poltrone in ballo.  Sul Recovery Plan la “tregua” è in alto mare. La cabina di regia proposta da Giuseppe Conte continua a scatenare furiose polemiche.

Vita breve per la “pace” nel governo

Tutto lascia presagire vita breve per la pace fittizia stipulata per conservare un posto al sole. Sul Recovery c’è Iv che non vuole sentire ragioni. L’aveva già detto espressamente la Boschi. Poi anche Renzi è stato netto sulla possibilità della rottura («temo di sì. Non si può insistere su una misura che sostituisce il governo con una task force. I pieni poteri non li diamo a Conte»). Per Renzi, il decreto di attuazione del Recovery Fund «pensa alla moltiplicazione delle poltrone. Ma non va a dare una mano ai disoccupati, ai negozi chiusi alle persone che soffrono. Se le cose rimangono come sono, noi di Iv voteremo contro. Per noi un’ideale vale più di una poltrona».

Italia Viva sul piede di guerra

«Non abbiamo nessuna voglia di far cadere il governo. Semplicemente, un esecutivo è fatto da una maggioranza politica che porta avanti un progetto condiviso». L’ha detto a Un giorno da pecora Ettore Rosato, presidente di Italia Viva. «Non possiamo sempre leggere sui giornali le cose che si vogliono fare. È una questione di contenuto. Poi c’è anche il principio. Il contenuto è assolutamente inaccettabile».

E i ministri più bravi del mondo?

Per Rosato è inaccettabile «l’idea che invece dei ministri, appena definiti i più bravi del mondo, mettiamo 6 manager con 300 burocrati a gestire la la più grande partita di risorse pubbliche dopo il Piano Marshall». La “tregua della poltrona” traballa proprio dinanzi a quella cascata di denaro. «Pensiamo che non si possa decidere come utilizzare risorse così importanti in un salotto senza che nessuno sappia niente».

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