Romano Prodi nega l’evidenza: «In Italia non c’è invasione dei migranti. Chi lo dice è bugiardo»

27 Nov 2020 13:31 - di Aldo Garcon
Prodi

Non bastano gli sbarchi continui di immigrati sulle coste italiane, non basta l’emergenza a Lampedusa che è al collasso. Nella lunga lista dei paladini degli immigrati c’è anche Romano Prodi. Che chiaramente ne approfitta per attaccare: «Chi parla di invasione lo fa con motivazioni politiche», dice.  E poi aggiunge: «Siamo il Paese con la più bassa natalità del mondo: è un segno di stanchezza e disagio collettivo».

Prodi: «Sono l’8% della popolazione»

«Nascono appena 400mila bambini. In una società così il tema dei giovani è complicato, perché la voce degli anziani finisce con l’interessare di più e poi c’è un mercato del lavoro che non riesce ad assorbire i giovani. A questi si aggiungono circa 5 milioni di stranieri, l’8% della popolazione, un numero calato di 500mila rispetto al 2015: è chiaro, dunque, che chi parla di invasione lo fa con motivazioni politiche». E quindi ecco il suo suggerimento: «Abbiamo bisogno di un centro di analisi complessiva, coinvolgendo l’università. Va pensato e realizzato un master che si occupi di questi temi a tutto tondo, a Modena o altrove, e deve essere a livello internazionale, europeo».

«Cambiare il trattato di Dublino»

L’ex premier ha sottolineato come «la consapevolezza che il fenomeno migratorio sta cambiando l’Europa adesso è comune a tutti i paesi, cambiare il trattato di Dublino è necessario, ben sapendo che si tratta di un problema molto complesso. Vedo però passi avanti in Europa, forse anche per l’uscita della Gran Bretagna. In Italia c’è un lavoro da fare anche a livello locale: non abbiamo mai saputo realmente valorizzare il contributo dei migranti e in questo modo abbiamo perso tutti qualcosa. Il migrante è uno di noi – ha sottolineato – e c’è invece l’idea di catalogarli tra i poveri, quando invece portano con loro grandi risorse».

Prodi: «Il Mediterraneo è una barriera»

Il finale è per il Mediterraneo: «Cento anni fa il Mediterraneo era fonte di affari, oggi è una barriera. Bisogna ricostruire una struttura di collaborazione, anche per un interesse nazionale. Il nostro Mezzogiorno non potrà mai svilupparsi se intorno a sé non ha niente e il Mediterraneo in questo è decisivo. L’Italia è decisiva per costruire alleanze, in Europa abbiamo questa missione, quella di legare il Mediterraneo ed è il vero modo di aiutare le nuove generazioni».

 

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