Roma, il grido dei ristoratori: “Siamo allo stremo. Se muoriamo noi si blocca il Paese” (video)

lunedì 30 Novembre 19:22 - di Augusta Cesari

Il grido dei ristoratori massacrati di Dpcm in Dpcm ha risuonato per le vie di Roma. La categoria ha marciato verso il Teatro Marcello, bloccando  il centro della città: un modo simbolico ma netto per far comprendere ciò che accadrà, se questo settore resterà ancora fermo: si blocca il Paese. Una raffigurazione plastica della paralisi a cui sta andando incontro il settore, che è uno degli comparti portanti del fatturato italiano. Ristoratori e commercianti hanno percorso a passo d’uomo il centro della Capitale.  «Siamo esasperati. Le nostre attività hanno subito significativi cali di fatturato ma dal Governo non arrivano soluzioni serie», commentano.

Abbiamo ascoltato le parole accorate di Paolo Bianchini, presidente del Movimento Imprese Ospitalità Italia.  “Sono otto mesi che con l’associazione  stiamo portando avanti la difesa del comparto della Ristorazione. Attraverso una serie di azioni sia concrete sia di apertura di tavoli con il governo. La questione riguarda naturalmente le restrizioni anti-Covid. Non solo in termini di orari ma anche di sanificazioni, di tutte quelle regole che i ristoratori si sono impegnati a osservare, spendendo soldi nei loro locali. E  che poi il governo ha deciso che non andavano più bene”.

Ristoratori in marcia a Roma

Tutto lo sconforto di Bianchini e dei suoi colleghi esplode soprattutto ora: “Siamo a ridosso del decreto ristori 4, ma dal governo fino ad oggi abbiamo avuto solo uno scostamento di bilancio di otto miliardi che servono soltanto a rimandare le tasse. Il ristoro è stato calcolato in parte sulle perdite del mese di aprile, parametrate al 2019-’20. Ma per aziende che hanno perso 500mila euro ricevere dieci-dodicimila euro di bonifico non risolve il problema”.

Paolo Bianchini: “Muoviamo il 30% del Pil”

Da tempo si stanno facendo sentire, ma il baratro è dietro l’angolo. “Il nostro comparto è strategico per l’economia italiana. Al governo chiediamo l’accorpamento degli anni fiscali e che vengano inseriti tutti i codici Ateco esclusi. Compresa una considerazione importante per le aziende che hanno aperto negli ultimi mesi”. “Noi rappresentiamo 13% del Pil diretto, 90 miliardi di fatturato: con l’indotto indiretto muoviamo circa il 30% del Pil. Oggi abbiamo  rallentato il traffico di Roma: per far capire davvero al governo che se si blocca la ristorazione si blocca l’economia”.

La marcia dei ristoratori: “Cosa chiediamo”

“Le richieste che noi facciamo sono semplici”, prosegue. “Vogliamo un ristoro vero rispetto alle perdite, parametrati al 2019, accorpamento anni fiscali 2020-21, in modo che a livello di tassazione si riparta leggeri nel 2021. Perché il problema è anche dopo la pandemia: chi pagherà le tasse? E i disoccupati? Sarà un disastro sociale se non si interviene in modo serio. Vorrei poi dire che il governo deve occuparsi anche di risarcire gli agenti di commercio, le filiere del cibo che arrivano a noi ristoratori.  Chiediamo pari dignità per tutte le attività di nuova apertura senza Iva, per chi ha aperto da maggio 2019 in poi. Hanno ricevuto duemila euro, una cifra ridicola mentre ha pagato macchinari, cucina, tavoli, arredi”.

 

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