Ospedale Fiera di Bertolaso, il direttore sanitario: «Ci gettano ancora fango addosso, stiano zitti»

giovedì 12 Novembre 18:01 - di Sara Gentile
Ospedale Fiera

«Siamo stati rimproverati perché» l’ospedale in Fiera di Milano «non si riempiva. Ci sono dei modi per descrivere l’idea della Fiera, analogie che apprezzo molto: si è parlato di scialuppa di salvataggio, una diga contro le alluvioni, la più recente è un estintore. Molti ci hanno preso poco sul serio e ci hanno deriso perché l’estintore non era più necessario. Poi purtroppo la seconda ondata» di Covid-19 «è arrivata. E io ricordo benissimo la telefonata del direttore generale» del Policlinico di Milano «Ezio Belleri. Prima che cominciasse a parlare sapevo già cosa succedeva: bisognava riaprire, così siamo tornati». Sono le parole amareggiate di Nino Stocchetti, responsabile Neurorianimazione del Policlinico di Milano e direttore del Padiglione del Policlinico in Fiera. Dall’hub al Portello è tornato sulle polemiche estive lanciate da chi dubitava dell’utilità della struttura. E proprio lì oggi sono ricoverati in terapia intensiva  57 pazienti e si va verso 90 letti attivi per la prossima settimana.

Ospedale Fiera,  l’amarezza del direttore Stocchetti

«Io non sono solo un medico, ho delle figlie, dei nipoti, tutti noi li abbiamo. Perciò – osserva – da cittadino ero felicissimo che non ci fosse tanto da fare», ad aprile. «Voleva dire avere meno malati di quanto temevamo. Poi è arrivata l’estate e noi non abbiamo smantellato la Fiera, la decisione che ha preso il Policlinico è stata quella di mantenerla efficiente. Sembrava che il problema» Covid «fosse risolto. Noi non siamo caduti nelle polemiche e abbiamo lavorato. Il Policlinico ha assunto personale, ha mantenuto efficiente la Fiera, ha aperto una Terapia intensiva in più e purtroppo la seconda ondata è arrivata».

«Qui non vengono “deportati” i medici”»

E poi ancora. «La cosa che mi ha fatto arrabbiare di più fra quelle che ho letto sui giornali è che qualcuno diceva che venivano deportati i medici e gli infermieri qui. Tutti i medici che lavorano con me si sono offerti volontari. E la lista dei medici che vorrebbero venire a lavorare in Fiera è piuttosto lunga. Tutti stanchi, ma quando c’è da fare si fa. Ed è una cosa molto bella». Il primario poi aggiunge: «Sono grato a colleghi che hanno vissuto inferno in casa loro e con generosità ora sono qui con noi».
L’Asst di Lodi «sta restituendo con grande generosità quanto è accaduto quando loro avevano bisogno di aiuto durante la prima ondata e medici da Milano, anche per esempio dal San Raffaele, si sono trasferiti lì». «Per far capire quanto è sciocca l’idea di medici» che verrebbero “deportati” racconta un episodio.

In Ospedale Fiera anche l’anestesista che svelò il paziente 1

«Ieri sono arrivati tre medici» dall’Asst lodigiana, «che è stata epicentro del disastro quando è partita la pandemia. La prima di queste è la dottoressa Annalisa Malara». L’anestesista dell’ospedale di Codogno che ha svelato il paziente 1 d’Italia, Mattia, «quella dottoressa giovane che ha scoperto Covid in Italia ed è stata fatta cavaliere al merito della Repubblica».

Annalisa Malara «ha avuto il coraggio, visto che c’erano troppe polmoniti che non si spiegavano, di andare a cercare questo maledetto coronavirus, nonostante il protocollo non lo prevedesse. E l’ha trovato. E per me è motivo di grande gratitudine – sottolinea Stocchetti – che questi colleghi che hanno già passato l’inferno in casa loro siano venuti qui. Sono qui oggi come la collega che stamattina era a discutere i malati con noi ed ha intenzione di trasferirsi fissa qui per aiutarci. Bene, questo meccanismo» che si sta adottando per rifornire di personale la Fiera, «è un’idea giusta. Noi mettiamo in piedi dei meccanismi che sono ben funzionanti, anche se a volte si inceppano. Ma speriamo che continuino a funzionare come ora perché, se tutto andasse come pensiamo avremo bisogno di 80-100» posti da attivare «in breve tempo». «Spero che non ci sia bisogno, ma temo di sì», continua.

All’Ospedale Fiera più di 150 posti letto

Infine fa il punto della situazione. «Noi già oggi avremmo disponibili più di 150 posti letto» nell’ospedale in Fiera di Milano. «Ce ne sono 57 in un piano e 104 sotto. Ma la terapia intensiva non è fatta del posto letto, anche per quanto bene attrezzato. È fatta da medici e infermieri che lavorano lì. Quindi sarei più umile e direi che sarebbe un enorme risultato se potessimo raggiungere» i numeri previsti nell’immediato. «Arriveremo a circa 90 malati entro la fine della settimana prossima. Per rendere l’idea – nei giorni di gloria in tempi pre-Covid la più grande terapia intensiva del Policlinico di Milano aveva 12 posti letto. Immaginate cosa significa averne 90. Un conto è avere i posti letto, un conto è farli funzionare». Poi lancia l’appello che servono sanitari per attivarli. «Tutti sono i benvenuti. Al momento il personale proviene da ospedali pubblici, ma il modulo che apriamo lunedì sarà affidato a un grande gruppo privato e l’ulteriore che apriremo a un altro privato».

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