Ora infieriscono pure su Cappuccetto rosso, in una scuola diventa un maschietto. L’ira dei genitori

sabato 14 Novembre 19:15 - di Redazione
cappuccetto rosso

Cappuccetto rosso non è più una bambina ma diventa un maschietto. L’iniziativa promossa all’istituto Marconi di via Meyer a Firenze con un laboratorio sperimentale destinato ad alcuni studenti delle classi elementari e medie ha fatto però scoppiare il caos. L’esperimento prevede che gli alunni interpretino i personaggi di celeberrimi racconti a “ruoli invertiti”. Il progetto è stato concepito dall’Associazione Ireos Onlus – Centro Servizi Autogestito Comunità Queer.

Cappuccetto rosso, l’ira dei genitori

Il progetto fa riferimento alla possibilità di «individuare gli stereotipi di genere presenti in fiabe, racconti, personaggi dei cartoni animati, giocattoli, mass media e nella realtà della vita quotidiana». «Giustissimo che in questi corsi si parli di inclusione culturale, di lotta al razzismo, al bullismo e al sessismo, ma affrontare temi come le differenze di genere con dei bambini di 8 anni è una follia. Fino a prova contraria sono le famiglie che dovrebbero, se e quando sarà il momento affrontare, certi argomenti», spiega una madre al giornalista del quotidiano La Nazione.

In una classe un bimbo fa Lilly

«Oltretutto – aggiunge un altro genitore – in una quarta c’è una maestra che durante le lezioni d’inglese fa recitare ai bambini i ruoli delle femmine e alle bambine quelle dei maschi. In un dialogo un bimbo fa Lilly e una bimba fa Arthur. Tutto questo senza chiedere il consenso ai genitori». La maestra, scrive La Nazione, si giustifica scrivendo un post: «Esercizio di drammatizzazione con ruoli maschili e femminili dati a caso. Il maschio tocca alla femmina e passa, la femmina tocca al maschio e risatine al seguito. C’è da lavorare».

Cappuccetto rosso, il parere dell’esperta

Sulla vicenda è intervenuta anche Federica Picchi portavoce nazionale Comitato Educazione Infanzia e Adolescenza. «Siamo seriamente preoccupati della violenza psicologica che rischia di entrare nelle scuole tramite la formale adesione a progetti “sessualmente sensibili”. Le cui ricadute socio-psicologiche possono non essere pienamente comprese dai genitori».

FdI: «Siamo a fianco delle mamme»

La Nazione riporta anche la ferma condanna del deputato di FdI Giovanni Donzelli. «Siamo con le mamme che si sono ribellate a questa follia. Non è accettabile che si tenti di manipolare dei bambini in questo modo. Ora il nuovo provvedimento voluto dalla maggioranza di governo di sinistra, il ddl Zan, sta giustificando questi metodi e anzi la situazione peggiorerà una volta che sarà approvata. La nuova legge, già approvata dalla Camera, istituisce la Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia per insegnare ai bambini delle elementari a scegliere, anche a giorni alternati, se sentirsi maschi, femmine, o trans. Abbiamo provato in tutti i modi a fermarli proponendo emendamenti di buonsenso alla Camera. La sinistra li ha tutti bocciati. Ma noi non ci perdiamo d’animo».

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