Mes, i Cinquestelle avvertono Pd e Gualtieri: «Finché ci saremo, non sarà usato»

26 Nov 2020 16:46 - di Valerio Falerni
Gualtieri

La posizione è ufficiale. E piomba sugli alleati di governo sotto forma di post su Facebook. «Finché c’è il M5S in maggioranza il Mes non sarà usato. Sentiremo l’informativa di Gualtieri sulla riforma dello strumento in sede europea e faremo i nostri rilievi. Non consentiremo ipoteche sui nostri figli e non accetteremo operazioni di palazzo». Il Mes, dunque, continua a divaricare il MoVimento dal resto della maggioranza. A tentare di metterci una pezza è proprio il già citato titolare del Mef separando la riforma del Mes dal suo concreto utilizzo.

Gualtieri in difficoltà alla vigilia dell’Eurogruppo

Della prima si parlerà nell’Eurogruppo di lunedì prossimo, quando i ministri economici dell’Ue decideranno il via libera alla riforma del Trattato e l’anticipazione al 2022 (invece che dal 2023) del meccanismo finanziario di ultima istanza per la risoluzione delle banche, il cosiddetto backstop. Sulla seconda, invece, è buio pesto. Una sponda a Gualtieri l’ha offerta il ministro francese Bruno Le Maire, oggi in visita a Roma. «Il Mes – ha detto – è un’assicurazione sulla vita. Anche se Italia e Francia non ne hanno bisogno, è meglio che ci sia». Una posizione-fotocopia di quella di Gualtieri, da sempre il ministro più comprensivo dell’indisponibilità grillina verso l’utilizzo di quei fondi.

Bonino: «Dal M5S ricatto politico»

Com’era prevedibile, la nota ufficiale dei Cinquestelle è passata tutt’altro che inosservata. «Il tempo dei rinvii è finito», ammonisce la renziana Laura Garavini, per la quale «la situazione è troppo drammatica per opporre un no ideologico». Durissima la reazione di Emma Bonino, di +Europa, che parla apertamente di «ricatto politico» da parte del M5S «che l’esecutivo e la maggioranza intendono continuare a pagare». La senatrice radicale mette in conto l’eventuale contrarietà grillina anche alla ratifica delle modifiche del trattato del Mes, ricordate da Gualtieri. Dovesse realmente verificarsi, conclude, renderebbe «ancora più scopertamente anti-europea e anti-italiana la posizione della maggiore forza parlamentare».

 

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