Maria Pasquinelli, la patriota che voleva vendicare gli istriani. Un libro ne propone ora le memorie

giovedì 5 Novembre 15:31 - di Redazione

Un libro di Rosanna Turcinovich Giuricin e Rossana Poletti raccoglie e commenta i documenti, le relazioni, le note che scrisse Maria Pasquinelli. Un personaggio dimenticato perché scomodo, che ci rimanda al tormentato periodo della fine della Seconda guerra mondiale.

Chi è Maria Pasquinelli

Maria è la donna che nel 1947 per protestare contro le decisioni degli Stati vincitori (che assegnarono l’Istria e Fiume alla Jugoslavia) uccise con un colpo di pistola il generale inglese Robert De Winton a Pola. (“Tutto ciò che vidi. Parla Maria Pasquinelli.1943-1945 fosse comuni, foibe, mare“, edizioni Oltre, in libreria dal 15 novembre).

Ha ricevuto la grazia nel 1964

Maria Pasquinelli  affermò di avere commesso l’omicidio per la patria e accettò impassibile la condanna a morte prima e l’ergastolo poi. Nel 1964, chiesta la grazia, uscirà di prigione e scomparirà dalla vita pubblica.

Indagò sulle uccisioni dei titini

Di Maria Pasquinelli, afferma Andrea Potossi nel ritratto che ne fece per la rivista Frammenti,  “si possono dire solo due cose: era una donna coraggiosa e profondamente fascista. Nata a Firenze il 16 marzo 1913, aderì ventenne al PNF, frequentando anche la “scuola di mistica fascista”. Allo scoppio della guerra divenne crocerossina. Nel novembre 1941, però, si stancò di fare iniezioni e decise di combattere in prima linea. Vestita da uomo e rasata, si recò sui campi di battaglia. Scoperta, fu rimandata in ospedale. Dopo poco venne mandata a Spalato a fare la maestra. Imprigionata dagli jugoslavi e liberata dai tedeschi, indagò sulle uccisioni effettuate dai titini… Smosse poi i suoi contatti, infiltrandosi addirittura sotto copertura tra i partigiani, per cercare un fronte comune di tutte le forze (anche partigiane e alleate) in chiave anticomunista”.

Lo studio delle memorie di Maria Pasquinelli

Le due autrici hanno studiato i manoscritti contenuti in una cassa custodita per decenni in una banca triestina su mandato di monsignor Antonio Santin, allora vescovo della città. Gli originali, le copie, le relazioni, le annotazioni, tutto il materiale, di cui questa è una prima parte, la più sofferta, come scrive Ezio Giuricin nella sua introduzione: «può trovare una spiegazione solo se contestualizzata, inserita nella complessa temperie storica e politica dell’Istria alla fine del secondo conflitto mondiale».

L’elenco degli italiani trucidati

Il libro contiene un’Appendice con l’elenco degli italiani istriani trucidati dagli slavi comunisti durante il periodo del predominio partigiano in Istria  (settembre-ottobre 1943); l’elenco dei martiri non iscritti al P.N.F. (quelli che risultarono alla Federazione di Pola) e l’elenco di italiani istriani trucidati dagli slavi dopo il periodo  partigiano (dal novembre 1943 a oggi).

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