Lo scaricabarile è il loro sport: sono i populisti di sinistra. Ma giornali e talk-show tacciono

13 Nov 2020 17:21 - di Niccolò Silvestri
Populisti

Da «tutti fascisti» a «tutti populisti». A dispetto dell’origine storica della definizione, il passo è stato breve. Un po’ per ansia da strumentalizzazione e un po’ perché è vero – come cantava Jacques Breil – che «quando fa sera e c’è fuoco in cielo, il rosso ed il nero non hanno confini». Sia come sia, quella definizione è diventata ormai un’etichetta scomoda, una lettera scarlatta con cui additare prassi degradate e politici da discount. La sinistra da salotto la brandisce come una clava contro il centrodestra. Lo fa da tempo, ma la pandemia deve averla eccitata oltre ogni immaginazione se nei talk-show la colpa dell’impennata dei contagi è imputata più alle parole del “populista” Salvini che alle (non) decisioni del governo.

Più populisti di De Luca e De Magistris si muore

Ma chi è davvero il populista? Ah saperlo, saperlo… Di certo lo spettro è variegato e se ne contano un po’ ovunque. Ma se a destra, secondo la vulgata corrente, sono populisti quelli che vellicano e cavalcano paure ed emozioni collettive, nulla si sa di quelli di sinistra. Eppur ci sono. Come Vincenzo De Luca, ad esempio, o il suo conterraneo Luigi De Magistris. Uno a capo della Campania e l’altro sindaco di Napoli, se le suonano tutti i giorni di santa ragione. Divisi in tutto e su tutto, su un punto convergono: scaricano sempre altrove le loro responsabilità. Spesso l’uno su l’altro e viceversa. Apposta litigano.

I due s’azzuffano su tutto

Prendete De Luca, immenso nella sua capacità di auto-dispensarsi indulgenza plenaria, persino oltre ogni logica. Fino a settembre menava vanto di aver fermato la galoppata del virus sul Garigliano. Ora che i campani muoiono persino nei bagni degli ospedali, la colpa è del governo. Come lui De Magistris. Sa che i numeri del contagio imporrebbero Napoli “zona rossa“. Ma è una decisione che vorrebbe subire, più che propiziare. De Luca è arrivato ad irridere una bambina che voleva tornare a scuola, veicolando un messaggio a dir poco diseducativo. Ma l’intemerata è finita lì, sommersa dalle risate che il governatore regala con frequenza ormai quotidiana. Provate solo ad immaginare se fosse stata Giorgia Meloni a parlare di «latte al plutonio» o di «bambina ogm». Insomma, anche la sinistra ha i suoi populisti. Fa solo finta di non vederli.

 

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