La Casellati: «Basta scatole vuote e organismi elefantiaci, il governo non vada avanti da solo»

15 Nov 2020 11:33 - di Gianluca Corrente
Casellati

Entra in campo Elisabetta Casellati. «In un momento così drammatico, le decisioni di finanza pubblica non possono che essere condivise con l’opposizione». Lo dice in un’intervista al Sole 24 Ore. «Mi sto confrontando con il presidente Fico. Bisogna stabilire a monte il metodo, le regole, il perimetro e il punto di caduta di questa collaborazione. Trovare cioè l’accordo sul peso specifico che l’opposizione avrà nel processo decisionale e nelle scelte della maggioranza».

Casellati: «Il Paese pretende la collaborazione»

«In questo senso», afferma la presidente del Senato, «il lavoro delle Commissioni può essere un banco di prova. A tal fine, ho già incontrato tutti i presidenti. Il Paese pretende una collaborazione vera, concreta e agile. Non scatole vuote o organismi elefantiaci. Se la legge di Bilancio è il primo passo per la costruzione del futuro del Paese, quello che io chiamo “Progetto Italia”, non può che essere scritta insieme da maggioranza e opposizione». Questo perché «in un momento così drammatico le decisioni di finanza pubblica non possono che essere condivise con l’opposizione».

«Siamo già in ritardo di un mese»

«La legge di contabilità prevede una scadenza chiara, il 20 ottobre», avverte Elisabetta Casellati. «Siamo già a un mese di ritardo e non sappiamo quando arriverà. Questo sacrifica il dibattito, che è il cardine della democrazia parlamentare. Non è accettabile. Infatti il Senato, che quest’ anno ha il bilancio in seconda lettura, non toccherà palla. Così si rischia il conflitto istituzionale. Proprio rispetto alla Legge di Bilancio, meno di un anno fa, la Corte costituzionale aveva censurato la contrazione dei tempi nei lavori parlamentari», sottolinea la presidente del Senato.

L’altolà di Elisabetta Casellati

Già alcuni giorni fa aveva avvertito che bisognava rimboccarsi le maniche. «Oggi più che mai il difficile contesto che stiamo vivendo impone a ognuno di noi di trovare le strade per alimentare la fiducia». E deve farlo in primis chi ha «il privilegio di svolgere funzioni pubbliche e ricoprire ruoli istituzionali».

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