Contagi, l’immunologa Viola: «La scuola paga gli errori commessi e a farne le spese sono i ragazzi»

giovedì 19 Novembre 11:52 - di Federica Parbuoni
scuola contagi

Non le scuole, ma il sovraccarico dei mezzi di trasporto pubblico e l’assoluto flop del sistema di tracciamento. L’immunologa Antonella Viola torna a sostenere la necessità di rimandare in classe i ragazzi, analizzando quali sono stati i veri fattori di quell’espansione dei contagi che poi ha portato alla decisione di chiudere la scuola per gran parte della popolazione scolastica. Benché l’immunologa dell’Università chiarisca di non voler esprimere “un giudizio politico, che non mi compete” è evidente che le sue parole suonano come una bocciatura di quanto fatto per prevenire o, per lo meno, contenere la seconda ondata.

Viola: “Non è la scuola il motore dei contagi”

“La maggior parte dei focolai” di Covid-19 “all’interno delle scuole sono costituiti da 1-2 persone. Questo vuol dire che la scuola non è il motore del contagio come invece è stato detto in maniera strumentale per chiederne la chiusura”. Intervenuta ad Agorà su Rai 3, l’esperta ha affermato che “in questo momento le scuole vengono chiuse per due motivi principali: uno è il problema dei trasporti; l’altro è che le Regioni non riescono a star dietro al sistema del tracciamento e dei tamponi“.

Dalla chiusura della scuola “danni documentati”

“I contagi nella scuola seguono quelli che ci sono nell’ambiente circostante, com’è normale che sia. Il virus entra nella scuola perché è nella società, ma non è nella scuola che il virus si diffonde”. Per Viola, inoltre, la chiusura della scuola è una misura non solo non particolarmente efficace, ma dannosa. “A fronte di un beneficio dubbio” che ne deriva, “dall’altra parte – ha sottolineato – abbiamo dei costi gravissimi”. Perché “i danni della chiusura per la salute dei nostri ragazzi, per la loro formazione e il loro sviluppo, per il benessere della società in generale, sono danni documentati“.

Il problema dei tamponi

“Le scuole – ha osservato ancora l’immunologa – si chiudono perché, nel momento in cui c’è un positivo in classe, devo andare a fare i tamponi a tutti quanti e questo non si riesce più a fare perché c’è un sovraccarico”. Il punto è che “il sistema del tracciamento è saltato immediatamente, appena è aumentato il numero di contagi. Com’era ovvio che accadesse – evidenzia Viola – con un sistema di tracciamento basato su persone singole, e anche poche, che dovevano ricostruire i contatti manualmente”.

I contagi e il flop del sistema di tracciamento

Per l’esperta per un contact tracing efficace “dobbiamo usare la tecnologia”. E, sebbene Viola non lo nomini, il primo pensiero va al flop della App Immuni, una delle grandi scommesse perse dal governo. “Senza nessun giudizio politico che non mi compete, sicuramente sull’aspetto del tracciamento e della diagnostica – ha commentato Viola nel corso di Agorà non siamo stati particolarmente in gamba“. Eppure, metodi per un tracciamento più efficace esistono. “Tutti quanti abbiamo in mano un telefono e con questo telefono, attraverso un accordo con Google Maps come è stato fatto negli Stati Uniti, noi potremmo davvero fare un tracciamento efficace. Non c’è nessun problema di privacy”.

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