“Trump vincerà a mani basse”: parla il guru dei sondaggi Usa. Fu il solo a prevedere la batosta a Hillary

giovedì 1 Ottobre 18:09 - di Redazione
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Con il suo modello ha indovinato 25 elezioni su 27, compresa l’ultima in cui tutti davano vincitrice Hillary Clinton e praticamente solo lui Donald Trump. Ora il “guru” dei sondaggi Usa, Helmut Norpoth, oggi torna a dare un pronostico in controtendenza. E, mentre tutti i media mainstream danno Biden in vantaggio ed elogiano la sua performance al faccia a faccia dell’altro giorno, lui assicura: Trump vincerà. E dà pure di quanto: “Con un margine di 186 voti elettorali”. Dunque, una vittoria schiacciante.

Una previsione “definitiva e senza condizioni: Trump vincerà”

Il professore di Scienze politiche alla Stony Brook University ha chiarito che il suo “Primary Model”, che ha predetto con grande accuratezza il risultato delle ultime cinque elezioni su sei, “assegna al presidente Trump il 91% di possibilità di vincere le presidenziali 2020, con appena il 9% di possibilità per Joe Biden”. “Trump otterrà 362 voti elettorali, Biden 176”, ha pronosticato il docente all’agenzia di stampa Adnkronos. “Questa previsione – ha aggiunto – è definitiva e senza condizioni, significa che non ci saranno aggiornamenti”.

Quando tutti scommettevano su Hillary, e invece…

Norpoth ha inoltre chiarito di non avere alcun tentennamento neanche di fronte al fatto che tutti indicano in Biden il candidato in vantaggio. Anche perché ha dalla sua un precedente eclatante. “Nel 2016, quando i sondaggi e gli esperti prevedevano tutti la vittoria di Hillary Clinton, il mio modello fu praticamente l’unico a prevedere la vittoria di Donald Trump. E lo fece a partire dal 7 marzo di quell’anno, assegnandogli l’87% di possibilità di successo”, ha ricordato il professore. Il suo modello, ha poi spiegato, “è un modello statistico che si affida alle primarie presidenziali e, in aggiunta, al ciclo elettorale per prevedere l’esito delle elezioni generali”. “Quest’anno, il modello è stato calibrato per prevedere il voto del collegio elettorale”, ha proseguito, in riferimento all’insieme di grandi elettori (538) che,  secondo la Costituzione, hanno il compito di eleggere ogni quattro anni il presidente Usa.

Un modello che non sbaglia (quasi) mai

A sostegno delle sue tesi, Norpoth ha portato anche che il suo modello, applicato anche al passato, “ha indovinato i vincitori di 25 elezioni su 27 a partire dal 1912, l’anno in cui furono introdotte le primarie. Gli unici errori riguardano il 1960, una delle elezioni presidenziali col margine più ristretto di sempre, e il 2000, quando il riconteggio in Florida assegnò la vittoria a Bush. Ma Al Gore – ha sottolineato il professore – vinse comunque il voto popolare”. “Vincere le prime primarie – ha continuato – è fondamentale per la vittoria elettorale a novembre. Da parte democratica, Joe Biden e Bernie Sanders si sono divisi le primarie in New Hampshire e South Carolina, mentre Trump ha vinto facilmente le primarie repubblicane in New Hampshire. Le primarie repubblicane in South Carolina quest’anno sono state cancellate”.

 

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