Scuole, la Azzolina tenta di salvare la faccia e fa la furba: non le chiude lei, le fa chiudere agli altri

sabato 31 Ottobre 11:02 - di Chiara Volpi
Azzolina e scuola aperta

Azzolina e scuole aperte: è caos nel governo, dove è ormai conclamato lo scontro in corso tra falchi e colombe. Gli alleati dem-5S sono ai ferri corti: e la ministra dell’istruzione Azzolina è il pomo della discordia. Le parti si aggiorneranno oggi, ma ormai da giorni nel governo regna il caos su quello che è uno dei nodi più intricati da sciogliere. E mentre governatori e fazioni di virologi invocano la didattica a distanza a tutela di milioni di persone tra insegnanti, studenti e famiglie, preoccupate dalla virulenza e dalla velocità del virus, la titolare del dicastero di viale Trastevere insiste a portare avanti la linea dura contro la chiusura degli istituti scolastici. Ma il dubbio che ormai si tratti solo di voler difendere a oltranza una posizione insostenibile sia dal punto di vista sanitario che politico avanza veemente di pari passo con i contagi….

Azzolina e scuole aperte: è caos nel governo

Peraltro, la linea della ministra Azzolina non coincide con quella più rigorista del ministro della Salute, Roberto Speranza. La fotografia settimanale dell’Istituto Superiore di Sanità di oggi è drammatica: 11 regioni a rischio (con Lombardia e Piemonte che oltrepassano la soglia del Rt2) e uno scenario in evoluzione verso il 4, quello peggiore. Un allarme ovviamente recepito dal ministro della Salute ma anche dal Pd. Insomma, l’acceso dibattito che, ogni ora di più, alimenta controversie e preoccupazione, si è aggiornato a ieri con una riunione che sarebbe stata chiesta dal ministro della Scuola, Lucia Azzolina, per fare il punto con il premier Giuseppe Conte e i capi delegazione di maggioranza.

Scontro accesso tra falchi e colombe

Un punto sulle diverse situazioni nel Paese, ma con una base di partenza precisa: per la ministra, le scuole vanno tenute aperte. Come del resto in Francia e in Germania, entrate in lockdown ma fatta salva la possibilità per i ragazzi di restare sui banchi. Ma l’argomento del confronto con i Paesi partner europei regge sempre meno. Con i numeri dell’epidemia, all’interno e all’esterno del Belpaese che sembrano smentirlo ogni giorno che passa. Come a dire che, il dubbio che la linea portata avanti dalla ministra, sia condivisa più per dignità di bandiera dai 5 Stelle che per altro. E intanto: «È l’ultima cosa che il governo deve chiudere», ripete il capo delegazione grillino, Alfonso Bonafede agli alleati di governo.

Grillini e renziani alimentano lo scontro

Così come da Italia Viva, che alterna condivisione a contrapposizione sui vari dispositivi governativi in merito alla gestione dell’epidemia, insistono a rivendicare il leitmotiv delle “scuole aperte”. Con la ministra Bellanova pronta a dichiarare come può: «I nostri ragazzi, tutti, hanno bisogno della scuola in presenza». Ma, alla luce dei contagi, non solo non tutta la maggioranza è così categorica. Ma anche le famiglie cominciano ad avere timori e dubbi sulla apertura a oltranza. Nel frattempo, dal confronto in corso, a quanto viene riferito, non sono attese decisioni. Resterebbe la linea fin qui seguita dal governo con la possibilità per le Regioni di ulteriori restrizioni, comprese le scuole, come stabilito dal Dcpm.

Ma è scaricabarile su Regioni e presidi

Una possibilità, come noto, già “utilizzata” dalla Puglia di Michele Emiliano e dalla Campania di Vincenzo De Luca, che proprio ieri ha deciso una ulteriore stretta sulle scuole dell’infanzia. «La Azzolina vuole tenere aperte le scuole a prescindere – osserva una fonte di governo – ma l’Rt di alcune regioni, alla fine, prenderà il sopravvento. Difficile non prendere una decisione di buon senso se gli ospedali vanno in sofferenza». Ma per i 5 Stelle, «è giusto che i governatori si assumano le loro responsabilità». Ovvero che a decidere su nuove strette siano loro e non il governo centrale, almeno per ora. Salvo che l’esecutivo «non si pronunci per lockdown mirati», spiegano le stesse fonti. Come a dire che, rimpallo delle responsabilità e scaricabarile su Regioni, presidi e chiunque altro possibile, è sempre la linea del governo – e dei pentastellati in particolare – a difesa di un vessillo sempre più logoro e indifendibile.

 

 

 

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