Scuola, reintegrata la prof che attaccò la Segre in classe. È tornata in classe a Firenze

giovedì 1 Ottobre 15:12 - di Redazione
Segre

Reintegrata dall’Ufficio scolastico regionale della Toscana per non aver commesso il fatto. È tornata in classe la professoressa della scuola media Mazzanti di Firenze finita nella bufera per aver definito Liliana Segre un «personaggio in cerca di pubblicità». Lo riferisce La Nazione. Era il 27 gennaio scorso, Giorno della Memoria, quando la docente si rivolse ai ragazzi dicendo: «Liliana Segre non la sopporto. E anche voi, ragazzi, non vi fate fregare da questi personaggi che cercano solo pubblicità». Una frase choc spiegata con una vicenda familiare. «Anche mio nonno è stato in un campo di concentramento – aggiunse infatti l’insegnante – ma non è certo andato in giro a dirlo a tutti. E ora non andate a casa a dire ai vostri genitori che sono nazista e antisemita».

Aveva detto: «La Segre è solo in cerca di pubblicità»

Espressioni indubbiamente forti che non mancarono di suscitare lo stupore dei ragazzi. Ne parlarono ai genitori che a loro voltasi precipitarono dal preside, ora in pensione. Il resto lo fece un articolo della Nazione che infiammò la polemica. Vi intervenne anche il ministro Azzolina. La responsabile della Scuola definì «gravi e ingiustificabili» le parole dell’insegnante sulla Segre invocando attenzione e severità nella loro valutazione. «Linea dura» fu invocata anche dal sindaco di Firenze Dario Nardella mentre gli altri docenti si dissociarono «indignati» dalle parole della collega.

Attesa per le motivazioni dell’Ufficio scolastico

Ma la richiesta di «seri e rapidi provvedimenti disciplinari» è caduta nel vuoto. La docente è tornata a scuola. «Ha avuto un reintegro totale», fa sapere la nuova dirigente. Il reintegro della docente dopo le sue parole sulla Segre non sarebbe piaciuto per niente alle famiglie dei ragazzi. «I nostri figli non capiscono come sia possibile che, dopo il clamore che quelle dichiarazioni hanno creato, lei sia ancora lì, al suo posto». Lo spiegheranno certamene le motivazioni dell’Ufficio scolastico toscano.  Probabilmente perché una critica alla senatrice a vita, seppur ingiusta, malposta e rivolta nel posto sbagliato al momento sbagliato, resta ancora una critica e non già un reato.

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