Li-Meng Yan: «Il Covid 19 è artificiale». Tutte le responsabilità della Cina sul coronavirus

lunedì 5 Ottobre 12:31 - di Fabio Roscani
responsabilità della cina sul coronavirus

Passo dopo passo vengono a galla le responsabilità della Cina sul coronavirus. Fanno molto discutere in queste ore le dichiarazioni della virologa cinese Li-Meng Yan. Afferma che il Covid 19 sia un virus artificiale, creato in laboratorio. Li-Meng Yan è la prima firmataria del “Rapporto Yan” (un documento di 26 pagine sul coronavirus). Ed è convinta che «si sia creato un virus letale al fine di diffonderlo senza poter risalire agli autori».

Le responsabilità della Cina sul coronavirus

Ha lavorato fino alla primavera nel dipartimento di Salute pubblica della Hong Kong University. Ora è a New York e vive «sotto la protezione del governo degli Stati Uniti». Dopo aver studiato a lungo il genoma del nuovo coronavirus è sicura di affermare che il suo corredo cellulare non esista in natura.

A dicembre 2019 il Covid già si diffondeva a Whaun

In ogni caso, il governo comunista cinese ha enormi responsabilità sulla pandemia di Covid 19. Il primo caso accertato di infezione da coronavirus risale al 1 Dicembre 2019 (ma sembra addirittura che un primo caso possa risalire al 16 Novembre). A metà dicembre 2019 sono già una trentina i pazienti ricoverati a Whuan per aver contratto il virus. Il 31 dicembre però ad avvertire l’Organizzazione Mondiale della Sanità non saranno le autorità del governo cinese, bensì Taiwan.

Il governo cinese arresta chi parla del nuovo virus

In quei giorni avviene inoltre un caso che diventerà emblematico: il medico cinese Li Wenliang informa i suoi studenti di medicina in una chat WhatsApp della diffusione di un nuovo virus. Li Wenliang verrà immediatamente arrestato dalla polizia cinese. Viene inoltre costretto a firmare un documento in cui dovrà dichiarare di aver detto il falso e di aver “procurato allarme”. Il medico cinese in questo modo potrà tornare al suo lavoro dove purtroppo si ammalerà di Covid 19 e perderà la vita.

Xi Jinping già sapeva, ma omette al mondo le informazioni dell’epidemia in corso

Il governo cinese intanto il 1 gennaio 2020, chiude l’ormai famoso mercato di Whuan. Dal 6 al 17 gennaio 2020, il Partito Comunista Cinese celebra due importanti congressi, nei quali partecipa anche il presidente Xi Jinping. Nei due appuntamenti ovviamente non si parla mai pubblicamente della diffusione del Coronavirus. La verità viene rivelata da una rivista ufficiale del Partito Comunista Cinese. Xi Jinping infatti, il 7 Gennaio, in una riunione dell’organo collegiale del partito, avverte i suoi “compagni” della diffusione del coronavirus e indica come possibile soluzione il distanziamento sociale. In pratica il leader comunista cinese, il 7 Gennaio non solo già era a conoscenza del nuovo virus, ma sapeva già che si poteva diffondere da uomo a uomo.

La prima dichiarazione pubblica del governo cinese

Nonostante tutto questo, la prima dichiarazione pubblica del governo cinese avviene soltanto il 21 Gennaio 2020, il giorno seguente viene chiuso l’aeroporto di Whuan e il 23 Gennaio inizia il lockdown. Inutile dire che a più di un mese dal primo paziente ricoverato e mentre ormai la diffusione del Covid 19 era in corso da settimane, partono dalla Cina per raggiungere le più disparate parti del mondo oltre 5 milioni di persone.

Violati gli articoli 6 e 7 del Regolamento Sanitario Internazionale

E’ evidente a tutti, come Xi Jinping e il governo cinese abbiano tentato in tutti i modi di nascondere le informazioni sulla diffusione del nuovo virus, violando gli articoli 6 e 7 del Regolamento Sanitario Internazionale. Questa negligenza ha provocato la reclusione di oltre un miliardo di persone nel mondo, il collasso delle economie di mezzo mondo e ad oggi oltre 350.000 vittime. Chissà se il leader comunista Xi Jinping e il suo governo verranno mai messi sul banco degli inputati e pagheranno mai per tutto questo.

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