Legge elettorale, scintille tra Zingaretti e Boschi. Salvini: «Il proporzionale è il pantano dei ricatti»

giovedì 1 Ottobre 17:54 - di Valerio Falerni
Boschi

Si dicevano d’accordo su tutto, in realtà non erano d’accordo su niente. Eccolo il grande inganno della nuova legge elettorale. Alla vigilia del referendum che ha confermato la riduzione del numero dei parlamentari, Zingaretti la dava per cosa fatta. Ma, come si suol dire,  passata la festa, gabbato lo santo. E ora si discute su tutto, persino se farla davvero. Basta sentire Di Maio per rendersene conto. L‘ex-capo politico grillino, che ha spacciato per una grande riforma lo spot del taglia-poltrone, considera ora riduttivo parlare solo di legge elettorale. E avverte: «Logica vorrebbe che si affrontasse prima la differenziazione dei poteri delle due Camere – una sola Camera elettiva con 600 deputati – e poi la legge elettorale». Evidentemente ha già dimenticato che a progettare prima il tetto e poi le fondamenta della nuova casa è proprio lui.

Legge elettorale, l’ipotesi di sbarramento al 5% fa litigare Pd e Iv

Ma è il confronto-scontro tra Pd e Italia Viva a fare scintille. Inevitabile quando, come in questo caso, il progetto di legge elettorale prevede una soglia di sbarramento. Il testo approvato in Commissione, il cosiddetto Brescellum, dal nome del relatore, il pentastellato Brescia, lo ha fissato al 5 per cento. Una trappola mortale per Renzi, che si trova abbondantemente al di sotto. «La soglia non è discutibile», manda a dire Zingaretti con l’aria di chi vuole regolare tutti i conti. E scendendo nel dettaglio, aggiunge: «Rispetto alle preferenze si potrebbe pensare ai collegi inseriti in un sistema proporzionale come in passato avveniva per il Senato e per i consigli provinciali».

Gasparri: «Servono bipolarismo e presidenzialismo»

Proprio quello che i renziani aspettavano per mettere sabbia negli ingranaggi della nuova legge elettorale senza mostrare timori per la soglia al 5 per cento. È Maria Elena Boschi a porre l’aut-aut: «O si va sui collegi uninominali o, se dobbiamo stare su un modello proporzionale parliamo di preferenze». Tanto, ragionano quelli di Iv, la battaglia contro la soglia di sbarramento la farà Leu. Nel dibattito c’è anche il centrodestra. «Il proporzionale è il pantano, il fango, il passato, sono i ricattini», chiosa Matteo Salvini. Rincara la dose Maurizio Gasparri: «Altro che proporzionale. Servono maggioritario, bipolarismo e presidenzialismo».

 

 

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