Immigrati in rivolta: sfasciano il centro rimpatri di Milano. La rabbia dei poliziotti: «Governo inerme»

martedì 13 Ottobre 12:48 - di Giorgia Castelli
Immigrati

Rivolta degli immigrati: rifiutano i rimpatri, sfasciano tutto. Vetri rotti, porte spaccate, ed estintori svuotati. E poi salgono sul tetto della struttura. La rivolta è scoppiata al Cpr di via Corelli, a Milano. Gli immigrati, per la maggior parte tunisini, si trovavano in due settori della struttura. I migranti, quasi tutti di origine tunisina, hanno provato ad allontanarsi dal loro settore, qualcuno anche a scappare dal centro. Per contenere le proteste è stato necessario l’intervento di polizia e carabinieri. Quattro nordafricani sono rimasti lievemente feriti: due sono finiti all’ospedale Fatebenefratelli, due medicati sul posto.

Rivolta degli immigrati, l’ira dei poliziotti

A denunciare la violenta rivolta è stato Valter Mazzetti, segretario generale Fsp Polizia di Stato. «Ieri pomeriggio a Milano ennesima rivolta dei migranti, stavolta per il rifiuto delle espulsioni. Il centro è stato devastato e la protesta degli ospiti sul tetto ha destato forti preoccupazioni. Ancora una volta tutto poteva finire in tragedia, sarebbe bastato che uno dei migranti fosse caduto nel vuoto, o che uno degli agenti fosse rimasto colpito in maniera letale da uno degli oggetti usati per offendere e saremmo qui a raccogliere ettolitri di lacrime di coccodrillo e finta pietà».

«Situazione fuori controllo»

«La situazione nei centri per immigrati di mezza Italia è fuori controllo. Sebbene le autorità, a partire dal ministro Lamorgese, insistano a complimentarsi con le forze dell’ordine per quanto stanno facendo in tema di immigrazione e di emergenza Covid. Le vuote parole di finta stima che non vadano di pari passo con provvedimenti minimi per far fronte a questo caos – aggiunge Mazzetti – noi le rispediamo tutte al mittente. In quei centri, a rischiare la vita, ci sono i nostri poliziotti. Non burocrati, politici e alti papaveri che si trastullano a premere bottoni nelle stanze di Roma. E a rilasciare le solite tre righe di solidarietà ciclostilate in cui cambia solo il nome della località dove è scoppiato l’ennesimo finimondo. Anche e soprattutto questi saranno i temi che domani porteremo in piazza del Popolo, a Roma. Alla manifestazione nazionale insieme a tutti i colleghi del Comparto Sicurezza, Difesa e Soccorso pubblico».

 

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