Covid, a rischio gli spostamenti tra le regioni. Il ministro Boccia non esclude limitazioni e chiusure

venerdì 9 Ottobre 10:31 - di Roberto Mariotti
spostamenti tra le regioni

«Le limitazioni degli spostamenti tra le regioni non possono essere escluse. Non si può escludere nulla in questo momento. Dobbiamo difendere il lavoro e la salute a tutti i costi». Lo afferma il ministro degli Affari regionali, Francesco Boccia. Parla come ospite a The Breakfast Club, su Radio Capital. «La mobilità tra le regioni deve essere salvaguardata. Ma la situazione dovrà essere monitorata giorno per giorno. Appena c’è una spia che si accende bisogna intervenire».

Spostamenti tra le regioni e risalita dei contagi

«La risalita dei contagi era prevedibile», continua Boccia. «Le terapie intensive sono state rafforzate. Questi sono numeri diversi rispetto a quelli di aprile, anche se il virus c’è e bisogna conviverci. Come governo non fissiamo nessuna asticella». E sui test rapidi: «Non è accettabile aspettare ore e ore per fare un tampone. Bisogna potenziare i servizi sanitari, stiamo lavorando sui test rapidi perché si possano fare ovunque».

Bonaccini: pronti a eventuali restrizioni

Si accoda Stefano Bonaccini. «Se il contagio aumenterà e troveremo delle situazioni molto più preoccupanti si dovrà essere pronti a eventuali ulteriori restrizioni. Tutto dipende dai comportamenti che ognuno di noi adotta e dai controlli che mettiamo in campo». Lo dice a 24Mattino, su Radio 24.

Occorrono comportamenti adeguati

«Bisogna fare le cose per bene. E bisogna essere pronti anche a qualche restrizione in più se necessaria», aggiunge il governatore. «Ma certamente la cosa migliore è chiedere alle persone comportamenti adeguati, a non scherzarci su. Siamo ancora in piena fase di lotta alla pandemia seppur la si è imparata a contrastare meglio».

No a un nuovo lockdown generalizzato

«Un nuovo lockdown generalizzato il Paese non se lo può permettere», spiega ancora Bonaccini. Su una eventuale limitazione agli spostamenti tra le regioni in caso di necessità, dice che «con i “se” e i “ma” si riempiono le trasmissioni televisive e radiofoniche. Però non si risolvono i problemi. Di fronte a possibili ricadute o meno ne discuteremo assieme come abbiamo sempre fatto».

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