Cinquestelle, elisir lucano contro il rischio scissione. Di Maio: «Tutti a Matera sabato sera»

7 Ott 2020 18:03 - di Redazione
Cinquestelle

L’unica certezza, nel marasma dei Cinquestelle, è il silenzio di Di Battista. Per il resto parlano tutti. Roberto Fico più di ogni altro. Il presidente della Camera dà l’impressione di voler giocare una partita tutta sua. L’alleanza con il Pd, d’altra parte, «da uomo di sinistra» come ha ricordato a Repubblica, lui l’ha sempre auspicata. E ora che l’ha ottenuta, ha buon gioco a vestire i panni del politico saggio e capace di attendere. «Ho sempre lavorato perché le cose potessero migliorare, in senso costruttivo». Parole che hanno tutta l’aria di un messaggio lanciato a chi agita lo spettro della scissione: Di Battista, appunto. O lo stesso Casaleggio Jr., tornato a rinverdire l’archiviata stagione dei Meet Up con un’intervista all’americano Howard Dean, il primo ad utilizzare internet per una campagna elettorale.

Fico: «Tra Cinquestelle e Casaleggio non finirà in tribunale»

Alla possibilità che il figlio di Gianroberto possa trascinare in tribunale il movimento co-fondato dal padre, Fico crede poco: «Mi sembrerebbe assurdo», dice. Il condizionale è d’obbligo. Anche perché manca esattamente un mese alla celebrazione degli Stati generali che si terranno a Roma. Il reggente Crimi deve tenersi in equilibrio tra chi punta alla normalizzazione e chi vuole recuperare la purezza delle origini. E dice: «A decidere contenuto e direzione degli Stati generali non saranno le figure apicali del M5S, ma un processo partecipato dal basso in cui tutti avranno spazio». Non proprio un vasto programma, ma lo zuccherino che serve di questi tempi a militanti storditi da sconfitte e polemiche.

Il silenzio di Di Battista

Chi sembra coltivare solo certezze è invece Di Maio. L’ex-capo politico dei Cinquestelle ha scelto di archiviare la fase movimentista e di consolidare l’alleanza con il Pd. Ha dato appuntamento ai suoi per sabato prossimo a Matera, città conquistata al ballottaggio di domenica scorsa.  Nella foga si è intestato anche il 70 per cento di “sì” al referendum confermativo del taglia-poltrone. «Ci saranno – ha scritto su Fb – membri di governo, parlamentari, consiglieri regionali e comunali, sindaci e tanta gente che crede nel MoVimento, che vuole continuare a spendersi per l’Italia». Sembra una speranza, in realtà è una minaccia.

 

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