Caos Covid, il bimbo è ancora positivo, ma la Asl lo rimanda a scuola: “Ha una bassa carica virale”

martedì 27 Ottobre 13:50 - di Sveva Ferri
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Il bimbo è ancora positivo al Covid, ma la Asl lo fa tornare a scuola. “Ha una bassa carica virale”, è stata la giustificazione, che però non ha convinto le altre mamme della classe. Alcune, preoccupate, hanno deciso di non mandare i loro di figli a scuola; altre hanno protestato, ricordando che sul ruolo degli asintomatici nella trasmissione del coronavirus c’è una grande confusione e non si riescono ad avere indicazioni chiare. Insomma, in questa scuola elementare di Pisa è il caos.

Il bimbo positivo al Covid può tornare a scuola

Il bambino ha avuto il via libera della Asl a tornare in classe dopo 21 giorni, benché all’ultimo tampone risultasse “positivo a bassa carica”. I sanitari lo hanno definito “positivo a lungo termine”, ovvero lo hanno identificato come uno di quei pazienti che rischiano di metterci davvero tanto tempo a liberarsi del virus. “Potrebbe rimanere positivo anche un anno, ma non sarebbe contagioso”, hanno spiegato alla madre.

Le altre mamme preoccupate: “Non ci si capisce nulla”

Ma la rassicurazione, come riporta il quotidiano La Nazione, che ha riferito la vicenda, non ha convinto le altre mamme della classe. “Chi ci assicura che non sia contagioso?”, ha detto una di loro. “Nessuno vuole discriminare questo bambino, ma la verità – ha proseguito – è che non si capisce più nulla. Fino a pochi giorni fa – ha ricordato ancora la donna – chi era positivo, anche a bassa carica, doveva ripetere il tampone e restare isolato fino a quando non sarebbe diventato negativo. Ora cosa è cambiato e perché?”. Un’altra mamma, presa da dubbi simili, ha chiarito che “terrò mia figlia a casa fino al 16 novembre”. “Per me la priorità è la salute. Mia figlia è iperattiva e io ho paura. Se la mandassi a scuola e poi dai nonni, come avviene sempre, li metterei a rischio. Il fatto che il piccolo sia asintomatico e con carica bassa – ha sottolineato – non cambia le cose: è comunque positivo. I contagi stanno aumentando, bisogna stare attenti a tutto e io non voglio rischiare“.

“Ci trattano come appestati”

Dunque, emerge come un ruolo centrale in questa vicenda lo abbia anche la comunicazione istituzionale rispetto al coronavirus, ai fattori di rischio, alle procedure per tutelarsi. E di mezzo ci vanno i cittadini, in questo caso genitori e figli. “Purtroppo c’è chi ci tratta come appestati”, ha denunciato la mamma del bimbo positivo che è tornato a scuola, che dalla sua ha e fa valere le indicazioni ricevute dalle autorità sanitarie. “Anche io sono stata positiva e – ha raccontato – il mio datore di lavoro, un privato, non accetta che rientri finché mio figlio non sarà negativo e io stessa non avrò un nuovo tampone negativo”.

Quelle criticità che lasciano bimbo e famiglia in un limbo

E qui entrano di nuovo in gioco certe “debolezze” del sistema. “Ho provato a prenotare il tampone tramite Asl e privati, ma – ha spiegato la donna – ci sono liste d’attesa infinite. L’Asl dice che mio figlio e io possiamo tornare alla vita normale, più di questo cosa occorre? Capisco anche la preoccupazione delle altre mamme, ma cosa ci posso fare? Mi dispiace che questa situazione ci metta gli uni contro gli altri. Mio figlio lo terrei anche a casa se ci fosse la didattica a distanza, ma non c’è e – ha concluso la donna – non può perdere altri giorni di scuola”.

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