Stadi, la doccia fredda del Cts: «Non ci sono le condizioni per ulteriori aperture al pubblico»

sabato 26 Settembre 16:55 - di Redazione
Stadi doccia fredda del Cts no a ulteriori aperture al pubblico foto Ansa

Stadi, la doccia fredda arriva dal Cts: «No a ulteriori aperture al pubblico». Un po, data l’impennata di nuovi contagi. E considerata la riapertura delle scuole (i cui esiti potranno essere valutati solo ad ottobre), in molti se l’aspettavano. Eppure, la sentenza che decreta il no ufficiali ad eventuale estensioni delle aperture al pubblico, arrivata poco fa, piove come una doccia fredda. E raggela le speranze dei più ottimisti e fiduciosi. Niente da fare insomma: rispetto alle proposte circolate nella Conferenza delle Regioni e Province Autonome, il Cts è costretto e a dire che: «Non ci sono le condizioni per ulteriori aperture al pubblico».

Stadi, la doccia fredda del Cts: no a «ulteriori aperture» al pubblico

Dunque: è no. Stando a quanto appena ufficializzato dal Cts, «oggi non esistono le condizioni per ulteriori aperture» al pubblico nelle manifestazioni sportive. Le conclusioni del Comitato tecnico scientifico, riunitosi oggi per analizzare il documento ricevuto dal ministro della Salute. E relativo alla partecipazione del pubblico alle manifestazioni sportive, predisposto dalla Conferenza delle Regioni e Province Autonome, lasciano poco margine al dubbio. Un parere che non stupisce, alla luce delle recenti dichiarazioni dello stesso ministro della Salute Roberto Speranza. Come di molti esperti italiani, e anche dello stesso Cts, che sottolineano l’andamento dei dati in Italia e la situazione nei vicini Paesi europei.

Gli stadi rappresentano la massima espressione di criticità per la trasmissione del virus

Nel dettaglio, per la partecipazione del pubblico agli eventi delle diverse discipline sportive e delle diverse serie, «confermando che essi rappresentano la massima espressione di criticità per la trasmissione del virus. E anche in considerazione del recente avvio dell’anno scolastico», il Cts ritiene che, «sulla base degli attuali indici epidemiologici. Ed in coerenza con quanto più volte raccomandato, non esistano al momento le condizioni per consentire, negli eventi all’aperto e al chiuso, la partecipazione degli spettatori nelle modalità indicate dalla Conferenza delle Regioni e Province autonome».

Per gli eventi restano valide regole e procedure fin qui indicate

Resta comunque «imprescindibile assicurare, per ogni evento autorizzato dalle norme attualmente in vigore – raccomanda il Cts – la prenotazione e la pre-assegnazione del posto a sedere con seduta fissa. Il rigoroso rispetto delle misure di distanziamento fisico di almeno 1 metro. L’igienizzazione delle mani. E, naturalmente, l’uso delle mascherine. Infine, ricorda sempre il Cts, «qualora l’evento non possa garantire le citate misure di prevenzione, i numeri indicati nel Dpcm dovranno necessariamente essere ridotti dagli enti organizzatori.

Rinviate le proposte della Conferenza delle Regioni e Province autonome

E ancora, prosegue la nota, gli stessi numeri dovranno essere «posti sotto la valutazione e la responsabilità delle autorità sanitarie competenti». Quindi, la conseguenziale conclusione che riassumente la motivazione all’origine del divieto: il Cts, «pur comprendendo le aspettative di un ritorno graduale degli spettatori alla fruizione in presenza degli eventi sportivi», ritiene che la proposta della Conferenza delle Regioni e Province autonome «potrà essere riconsiderata. Ma solo sulla base dei risultati del monitoraggio di impatto delle riaperture della scuola e della pubblica amministrazione».

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