Sgarbi contro D’Agostino: «Scemo, non dire idiozie e la mascherina mettitela nel cervello»

sabato 19 Settembre 15:54 - di Aldo Garcon
Sgarbi

Scontro tra Vittorio Sgarbi e Roberto D’Agostino. Ad accendere la miccia è stata la mascherina. La bagarre è avvenuta a Stasera Italia, il programma di approfondimento di Rete4 condotto da Barbara Palombelli. Il tutto parte da una domanda: la mascherina si porta in automobile? «Ha un senso solo per chi ha rubato l’automobile. Basta diffondere panico, dicendo che la mascherina ci difende da un pericolo reale. Sono ormai sei mesi che vengo intervistato solo sul coronavirus. Vorrei non parlarne più», dice Sgarbi. «Sgarbi, non sei un virologo. Ma è un virologo?», chiede D’Agostino.

Sgarbi e lo scontro con D’Agostino

Scoppia il putiferio. Da mesi in ogni sede Sgarbi si mostra contrario all’uso della mascherina. Nella cittadina di Sutri, di cui è sindaco, ha vietato l’utilizzo delle mascherine e ha continuato a combatterne l’utilizzo in tv e in Parlamento. «Non stai parlando tu, caro D’Agostino, che stai benissimo. Come Briatore, Chiambretti, Porro». D’Agostino insiste: «Ma la mascherina la devi mettere». Sgarbi perde le staffe: «La mascherina te la devi mettere nel cervello». La risposta non si fa attendere:  «Io me la metto anche nel sedere, ma non c’è da scherzare». A quel punto il critico d’arte accusa il patron D’Agostino: «Stai scherzando tu, piccolo terrorista».  Ancora, Dago: «Vai a Bergamo a dire quelle cose». Chiude Sgarbi: «Vado anche a Bergamo. Certo non vado a Matera: vado, ma smetti di dire idiozie, scemo».

Da maggio è nota la posizione di Sgarbi. «Basta coi riti della paura». E ancora: «Un Comitato di teste di stregoni» ha preso il potere «in nome della pseudoscienza». Sgarbi nel prendere la parola in Parlamento aveva attaccato le decisioni prese dal governo a seguito delle indicazione del Comitato di esperti. Il cui operato a suo avviso dovrebbe essere oggetto di una commissione di inchiesta parlamentare. E sulle mascherine il deputato del gruppo si era scagliato sostenendo che «imposizioni ridicole per sottomettersi a un mercato grottesco ma in realtà non sono necessarie».

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