Referendum, il Pd si spacca sul “sì”: la corrente di Orfini non partecipa al voto

lunedì 7 settembre 17:32 - di Valerio Falerni
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La prima notizia che arriva dalla Direzione nazionale (in streaming) del Pd è che la relazione del segretario Nicola Zingaretti sarà messa ai voti “depurata” dalle considerazioni sul referendum, oggetto, a sua volta, di votazione separata. Il segretario ha annunciato il proprio “” alla legge taglia-seggi abbinandolo, dietro suggerimento di Luciano Violante, ad una raccolta di firme per la riforma del bicameralismo paritario. È l’ennesimo indizio del travaglio che vive il partito, verticalmente spaccato sul quesito referendario tra chi invoca la difesa della Costituzione dal populismo e chi vi antepone la vita del governo.

Referendum, Zingaretti adotta il “lodo Violante”

Una vittoria del “no” potrebbe infatti risultare fatale al Conte-bis. «Certo ci sarebbero difficoltà – prova a rassicurare Zingaretti – ma credo che se dovessero prevalere i “no”, non cadrebbe il governo». Ai primi, invece, il segretario rinfaccia essere «generico e anche un po’ strumentale prevedere che dalla vittoria del “sì” partirebbe un pericolo per la democrazia». Un cerchiobottismo che però non fa diminuire la tensione in Direzione. Lo prova la decisione della corrente che fa capo a Matteo Orfini di non partecipare al voto. Ad annunciarla, Francesco Verducci che punta l’indice contro quello che definisce «un tatticismo esasperato pur di blindare l’alleanza strategica coi 5S».

Ma Di Maio non vuole toccare il bicameralismo perfetto

Per l’area che fa capo all’ex-presidente del Pd, invece, «pur di assecondare i 5Stelle stiamo facendo un favore enorme ad una destra illiberale e pericolosa, in Italia e in Europa». Ma la vera bomba sotto il versante governativo del fronte del “sì” rischia di rivelarsi proprio il suggerimento di Violante accolto da Zingaretti. La riforma del bicameralismo paritario è avversata dal M5S. Lo ha detto al Corriere della Sera lo stesso Di Maio non più tardi di tre settimane fa. Grazie alla improvvisata del segretario del Pd, ora torna di moda. Con quanta soddisfazione di Di Maio non è ancora dato sapere. Certo, sarebbe ai limiti della comicità se la soluzione escogitata da Zingaretti per uscire dall’impasse si rivelasse un nodo scorsoio per il povero Conte.

 

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