Referendum, c’è tanto centrodestra nel “no”: un quarto degli elettori ha “disobbedito” ai leader

martedì 22 Settembre 15:49 - di Valerio Falerni
Referendum

C’è una quota non piccola di centrodestra nella percentuale di “no” al referendum che ha ieri ha aperto una significativa breccia nel muro dell’anti-politica. Secondo Quarta Repubblica, la trasmissione di Nicola Porro, avrebbe “disobbedito” infatti ai propri leader quasi un quarto dell’elettorato. Paradossalmente, la maggior percentuale di renitenti al “” la troviamo in Fratelli d’Italia (25 per cento). Più di Forza Italia (24), che ha concesso libertà di voto e più della Lega (22), nonostante l’endorsement in favore del “no” di molti suoi big.

Lo dice un’analisi di Quarta Repubblica

Dare una lettura univoca del dato è impresa molto difficile. Si può tentare però di darne un’interpretazione tenendo conto del contesto politico più che del quesito. Circa un quarto circa dell’elettorato del centrodestra ha infatti intravisto nel referendum il grimaldello con cui scardinare la maggioranza di governo. In fondo è stato questo il tasto maggiormente pigiato dai comitati e dagli esponenti del centrodestra favorevoli al “no” nella campagna referendaria. Un ragionamento neanche tanto infondato, dal momento che una più netta affermazione del “no” (la vittoria era impossibile), avrebbe finito per colpire al cuore il M5S con conseguenze facilmente immaginabili sul Conte-bis.

Referendum, la percentuale più alta di “no” in FdI: 25%

Nei leader, segnatamente Salvini e Meloni, ha prevalso invece la necessità di dare un’indicazione di voto coerente con i “sì” espressi dai rispettivi gruppi nei passaggi parlamentari. Una posizione sicuramente nobile sul piano comportamentale, ma molto limitata quanto a effetti politici prodotti. I dati forniti da Porro, infatti, non solo ci dicono che un quarto circa dei rispettivi elettorati ha “disobbedito” ma anche che il “sì” al referendum avrebbe avuto vita meno facile se il centrodestra avesse dato battaglia. Di certo, Luigi Di Maio non starebbe qui a cantar vittoria mentre le stelle grilline vengono giù come in una notte d’agosto.

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