Referendum, l’Agcom bacchetta Rai e La7: troppo spazio al “sì”. FI: «Elezioni falsate da falsari»

venerdì 18 Settembre 17:32 - di Redazione
Agcom

Stalla chiusa a buoi scappati. Si potrebbe sintetizzare così la delibera con cui l’Agcom ha ordinato ai tg e alle reti Rai di garantire un’«informazione equilibrata» nonché l’«effettivo e rigoroso rispetto» del pluralismo politico. Una vera e propria bacchettata al servizio pubblico radiotelevisivo, accusato di far propaganda al governo sovrapponendo in tv leader della maggioranza, premier e ministri. Secondo l’Autorità presieduta da Angelo Cardani bisogna cambiare registro. Occorre cioè distinguere puntualmente «l’esercizio delle funzioni istituzionali» e dall’«attività politica in capo agli esponenti del governo». No, insomma, a «sovraesposizioni ingiustificate».

L’Agcom: «Violato il pluralismo politico»

La violazione del pluralismo è sempre grave, ma in campagna elettorale è intollerabile. Il periodo analizzato è quello 6-13 settembre. Nel dettaglio, l’Agcom ha rilevato che il tempo concesso al governo-maggioranza è pari al 47,59 per cento sul Tg1, al 26,20 sul Tg2, al 37,95 sul Tg3 e addirittura al 62,60 su Rainews. Tali dati, come si legge nella delibera, vanno intesi al netto del referendum sul taglio del numero dei parlamentari. In quel caso, infatti, la percentuale di tempo concesso al governo-maggioranza sale rispettivamente al 55,18, 34,80, 42,68 e 68,80. Ovviamente, scatteranno le sanzioni in caso di mancata ottemperanza. La lesione politica, tuttavia, resta in tutta la sua evidenza.

L’azzurro Mulè: «Troppo tardi»

Con la Rai (e Sky), nel mirino di Agcom è finita anche La7. Soprattutto per il referendum. L’Autorità ha infatti riscontrato un «forte squilibrio tra le posizioni favorevoli e contrarie» nei programmi: 51,9 per cento per il “” e 40,6 per il “no“. Immediate le reazioni politiche. «È arrivata l’AgCom a stabilire quanto denunciato da Forza Italia: la campagna per il referendum è stata falsata da dei falsari», ha dichiarato Giorgio Mulè. Anche il senatore “azzurro” ha rilevato l’inutilità “politica” del richiamo dell’Autorità di Cardani. «Peccato – ha concluso – che manchi un giorno al voto e si sa fin troppo bene che l‘opinione pubblica non si indirizza e non si informa in sole 24 ore».

 

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