La fuga di Johnny lo Zingaro, imbarazza il governo. “Ecco l’Italia di Bonafede e Conte”

lunedì 7 settembre 17:40 - di Agnese Russo
johnny lo zingaro

Ha suscitato rabbia e polemiche, nonché diversi imbarazzi, l’evasione di Giuseppe Mastini, meglio noto come Johnny lo Zingaro, durante un permesso premio. L’uomo, che sta scontando un ergastolo al Bancali di Sassari, non è nuovo alle evasioni, avvenute sempre in occasione di permessi premi o semilibertà.

Johnny lo Zingaro, criminale efferato e fuggitivo

Durante la sua prima fuga, avvenuta nel 1987, Mastini, si rese anche colpevole di una lunga serie di reati, fra i quali, oltre ai furti, il sequestro di una ragazza e due omicidi, compreso quello di un agente. Ciononostante nel giugno del 2017  gli furono di nuovo aperte le porte del carcere ed ebbe così la possibilità di fuggire ancora, stavolta dal penitenziario di Fasano, in provincia di Cuneo. Non stupisce, dunque, che questa nuova fuga abbia provocato diverse polemiche, non solo nel mondo politico. Forte, infatti, la rabbia manifestata da familiari delle vittime e forze dell’ordine. Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha reagito a quest’ennesimo disastro inviando gli ispettori. Ma la misura appare come un inutile tentativo di salvare la faccia.

Salvini: “Ecco l’Italia di Conte, Bonafede & co”

”Dopo aver mandato a casa decine di boss e narcotrafficanti con la scusa del Covid, questo governo di incapaci e pericolosi non riesce ad acciuffare Graziano Mesina (latitante da più di due mesi) e ora perde le tracce del criminale noto come Johnny lo Zingaro”, ha ricordato Matteo Salvini. “Questa è l’Italia di Conte, Bonafede, Pd, Renzi e 5Stelle. L’Italia che vuole la Lega prevede regole, certezza della pena e rispetto per il lavoro di donne e uomini delle forze dell’ordine”, ha aggiunto il leader della Lega.

FdI: “Certi elementi dovrebbero essere esclusi dai permessi”

Per FdI, poi, “elementi come Johnny lo Zingaro dovrebbero essere preclusi benefici come i permessi-premio“. “Siamo di fronte ad un fatto gravissimo”, ha detto ancora il deputato Salvatore Deidda, ricordando di aver sollevato più volte il problema dei permessi e della loro gestione e della situazione carceraria insieme ai colleghi della commissione Giustizia Carolina Varchi e Ciro Maschio. E della necessità di “rivedere urgentemente il sistema delle premialità per taluni detenuti” ha parlato anche la parlamentare di Forza Italia, Giusi Bartolozzi.

La rabbia di vittime e polizia

Ma la vicenda ha fatto infuriare soprattutto vittime e polizia. “Siamo delusi, mortificati, amareggiati da notizie come queste. È la dimostrazione che va rivisto il sistema della giustizia in Italia”, ha commentato l’ex poliziotto Mirko Schio, presidente dell’associazione Fervicredo, Feriti e Vittime della criminalità e del Dovere, rimasto paralizzato dopo un conflitto a fuoco. “Sentire che un personaggio di quel tipo fosse in permesso è inaccettabile e ci demoralizza”, ha aggiunto. Per il sindacato di polizia penitenziaria Sappe, poi, “parliamo di un detenuto da ‘fine pena mai’ per tutti i reati che ha commesso. Bisognerebbe pensare anche al fatto che si stanno mortificando tutti coloro che hanno fatto sacrifici di ogni tipo per riuscire ad arrestarlo ed ora vedono vanificato il proprio lavoro”.

 

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