Fausto Leali: io razzista? Andrò a cena con Balotelli e spiegherò. E sul Duce non ho inventato nulla

mercoledì 23 Settembre 14:25 - di Adele Sirocchi

L’espulsione dal Grande Fratello non la accetta e la contesta. Ma lo fa da uomo mite quale è, rivendicando i riferimenti nelle sue canzoni alla cultura afroamericana. Fausto Leali è infatti l’autore di “Angeli negri“. La canzone parla – spiega in una intervista al Corriere della sera – di un uomo di colore che prega perché vorrebbe vedere un angelo nero. Era il 1968 e il politicamente corretto non imponeva la sua neolingua progressista e malata di ideologia. “E’ uno dei miei successi maggiori – dice oggi Fausto Leali – ai concerti l’aspettano tutti”.

Intervista sul Corriere: ma è un processo al cantante

Dall’intervista – che è molto schierata, assertiva, quasi la giornalista Chiara Maffioletti fosse un giudice di un tribunale giacobino, – si capisce che la cosa che ha ferito di più Fausto Leali è quell’appellativo – razzista – che non corrisponde né alle sue idee né ai suoi comportamenti.  “Nero è il colore, negro è la razza“. Questa la frase incriminata. L’uso di negro e di razza insieme , come se la semplice pronuncia di una parola potesse assumere i connotati di un manifesto razzista. “Un’uscita a vanvera – dice ora il cantante – mi hanno dato dell’ignorante ma mi sono solo espresso male”.

Non si dice “negro” ma “afroitaliano”

Fausto Leali ne parlerà con Mario Balotelli, fratello di Enock Barwuah, per spiegare che lui non aveva intenzione di offendere quando si è rivolto a Enock chiamandolo “negro”. “Pensavo si facesse due risate. Ho capito che avevo sbagliato non considerando le offese che aveva subìto”. E all’intervistatrice Chiara Maffioletti,  che gli spiega che dovrebbe usare il termine “afroitaliano”, Fausto Leali risponde con un certo candore: “Non l’ho mai sentita questa parola”. Non si è scusato con Enock, ribadisce,  solo per “timidezza”. “Però – aggiunge – ho vissuto una vita in mezzo ai neri, Wilson Pickett è stato il padrino di mia figlia“.

Dire negro è come bestemmiare, lo dice la giornalista del Corriere

La giornalista tuttavia non mostra la minima comprensione. Anzi infierisce e riporta le risposte di Fausto Leali in modo da farlo sembrare uno sprovveduto, uno che l’ha fatta grossa e non sa come difendersi.  Poi la Maffioletti svela la sua posizione allineata con il neocatechismo progressista: dire “negro”, sentenzia in una domanda, è come una bestemmia. E se viene espulso chi bestemmia nella Casa del Grande Fratello “con la stessa logica” (Chiara Maffioletti scrive proprio così) è giusto eliminare chi non si allinea al politicamente corretto. L’intervista si rivela dunque un altro processo a Fausto Leali, trattato come uno scolaretto sorpreso a fare una marachella imperdonabile.

La frase sul Duce? “Ho visto dei documentari storici”

C’è stata poi anche la frase sul Duce. La giornalista qui dà il meglio di sé e punta il ditino accusatore: dire che ha fatto cose importanti per l’umanità – chiede- “non le pare che stoni di fronte all’enormità del male che Mussolini ha causato?”. Ancora una volta Leali si deve giustificare: “Prima di entrare nella Casa avevo visto dei documentari storici che mostravano anche cose impo0rtanti fatte da Mussolini, non le ho inventate io. Ma si prende sempre il punto debole di un discorso”.

Mussolini non deve essere nominato

Poi capisce qual è il punto vero di tutta la questione: Mussolini non deve essere proprio nominato, o se viene nominato lo si deve fare solo per parlarne male. “Allora io – conclude il cantante – non avrei dovuto nemmeno dire ‘Mu’ di Mussolini o ‘ne’ dell’altra parola…”. Infatti è proprio così: o parli la neolingua o ti scomunicano. E poi c’è Chiara Maffioletti che ti chiama e ti spiega quanto sei stato fortunato ad essere stato rimproverato e corretto dalla cupoletta che presiede al rimbecillimento di massa. E’ questo il vero spettacolo.

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