Elezioni, Bassetti: «Catastrofisti zittiti, gli italiani non sono un popolo bue. Il Covid non ferma il voto»

lunedì 21 Settembre 11:29 - di Giorgio Sigona
Elezioni Bassetti

Elezioni, Bassetti all’attacco. Il coronavirus non ha fermato la voglia di partecipazione al voto. «L’intelligenza degli italiani ha zittito i catastrofisti». sottolinea all’Adnkronos Salute l’infettivologo. È il nuovo affondo che arriva dal direttore della Clinica di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova.

Elezioni, Bassetti: «Qualcuno diceva di chiudere  tutto…»

«Qualcuno diceva che non si doveva tornare a scuola, che non si doveva votare, che doveva rimanere tutto chiuso. E che saremmo tutti morti di Covid-19», rimarca Bassetti. «Nella realtà la scuola ha ripreso grazie alle misure messe in pratica. E il voto si è svolto con assoluta tranquillità. Io sono andato a votare e ho visto un rispetto delle regole eccezionale da parte di tutti».

«L’intelligenza degli italiani contro i catastrofisti»

«Gli italiani non sono un “popolo bue”», prosegue l’infettivologo. «Hanno capito la gravità della situazione e che il rispetto delle misure è fondamentale per convivere con il virus. Il catastrofismo non serve a nulla se non a ottenere effetti contrari. Mentre gli italiani hanno dimostrato grande maturità. Perciò è evidente», dice ancora Bassetti, «che quando le cose da fare vengono spiegate con calma e tranquillità si possono ottenere risultati importanti e garantire la sicurezza di tutti».

«La letalità del virus è ridotta, bisogna dirlo»

Pochi giorni fa un altro attacco a chi si abbandona all’allarmismo. E l’aveva fatto dati alla mano. «Su 40mila contagi solo il 5% ha bisogno di cure», aveva detto Matteo Bassetti. «Nei mesi caldi dell’emergenza avevamo picchi di 25-30% dei positivi che necessitava di cure in terapia intensiva». Questo perché intercettammo meglio i casi?  «Sicuramente, poi facciamo più tamponi e poi è ormai chiaro che la letalità del virus si è ridotta. Nei reparti sono aumentati gli anziani ma nel 99% dei casi si guarisce». E in futuro «quello che cambierà sarà la modalità di convivenza. Non più da stato di guerra perenne. Ma come abbiamo sempre convissuto con tutti gli agenti infettivi fino ad oggi».

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