Cesare Battisti se ne inventa un’altra: “I jihadisti mi minacciano”. Le vittime: “Ridicolo. Ora basta”

sabato 26 Settembre 11:09 - di Redazione
cesare battisti

Le sta tentando davvero tutte, Cesare Battisti, per evitare il carcere duro, riservato a chi si è macchiato di reati di terrorismo. Dopo lo sciopero della fame, avviato nel carcere di Oristano dove si trovava in isolamento, ora dall’istituto di Rossano, in cui è stato trasferito un paio di settimane fa, sapere che non gli va bene neanche il trasferimento in reparto perché finirebbe “con i jihadisti” che, a suo dire, lo hanno minacciato più volte. La recriminazione suscita la reazione dei familiari delle vittime, per i quali si tratta solo dell’ennesimo stratagemma di Battisti per evitare di pagare come previsto per gli omicidi commessi.

La telefonata di Cesare Battisti ai familiari

“Oggi volevano trasferirmi con i jihadisti e al mio rifiuto hanno minacciato di usare la forza. Poi hanno deciso di avvisare prima il Ministero con una dichiarazione dove io ribadisco le minacce ricevute dall’Isis e da Al Qaeda nel 2004 e 2015, più il libro che ho in corso che tratta della Siria”, ha detto Battisti in una telefonata registrata dai familiari e inviata al legale dell’ex terrorista dei Pac, Davide Steccanella, che ha già tentato, senza successo, di ottenere un alleggerimento delle condizioni carcerarie per il suo cliente. All’autorità carceraria, però, come ha ammesso ancora lo stesso Battisti di queste minacce “non risulta niente”. “Loro dicono di aver fatto ricerche in questo senso ma – ha detto ancora l’ex terrorista nella telefonata – non risulta niente e intanto prenderò un altro rapporto disciplinare. Se poi il Ministero deciderà che devo andare con i jihadisti mi porteranno via con la forza. Dicono anche di avere il famoso parere favorevole dell’antiterrorismo che dicono non esista, ma invece esiste”.

Campagna: “Mi fa ridere. Vuole solo sconti e benefici”

“Ha paura di essere trasferito con jihadisti? Mi viene da ridere. Queste sono tutte cose che fanno parte del suo repertorio. Sta tirando fuori le sue armi per ottenere sconti e benefici. Armi che non uccidono più come quelle che usava, ma comunque strumenti per ottenere qualcosa”, ha commentato Maurizio Campagna, fratello di Andrea, agente della Digos di Milano ucciso dai Pac. “Speriamo che, se fosse vero di queste minacce, una volta dentro con loro, non venga indottrinato. Non mi stupirei di questo e che si possa infatuare di quella cultura. Battisti si mettesse in testa che deve comunque scontare tanti anni di carcere ancora”, ha aggiunto Campagna, che, interpellato dall’agenzia di stampa Adnkronos, sottolinea “Battisti era, è, e rimarrà per sempre un terrorista”.

Peruggini: “Cesare Battisti ormai è in pieno delirio”

Per Potito Perruggini, nipote del brigadiere della polizia Giuseppe Ciotta ucciso a Torino nel 1977 da Prima Linea, “Battisti ormai è in pieno delirio”. “Le sue dichiarazioni – ha sottolineato – sono incommentabili: prima è un povero delinquente immischiato nel terrorismo quasi per caso; ora addirittura un uomo così pericoloso da dar fastidio anche ai jihadisti. Spero non siano ulteriori occasioni di messaggi in codice ai suoi complici. Quante altre ancora ne dovremo sentire da questo killer senza dignità e senza scrupoli?”. “Se vuole parlare così tanto – ha aggiunto Peruggini – allora racconti finalmente un po’ di verità sulle complicità politiche istituzionali che lo hanno finora coperto durante i lunghissimi anni di latitanza e vita dorata”.

Torreggiani: “Si lamenta di tutto, è la sua strategia”

“Si lamenta sempre, ora che i musulmani lo minaccino in Calabria mi sembra davvero esagerato“, è stato poi il commento di Alberto Torreggiani, il figlio del gioielliere ucciso dai Pac in una sparatoria nel 1979 e rimasto ferito lui stesso da un proiettile che gli ha fatto perdere l’uso delle gambe. “Non si capisce più nulla sulle sue lamentele e dove voglia andare a parare. Ma avevo già avvertito che saremmo arrivati a questo. Cercherà di ottenere sempre il massimo dal risultato dalle sue strategie. Questo perché ai tempi non si è fatto quello che si doveva fare, fermarlo subito. Prima si è lamentato del cibo, poi di tutto il resto, poi il trasferimento e ora i jihadisti. È un anno che va avanti questa storia – ha ricordato Torreggiani – le cose si vedono sempre dopo. Si lamenta su che basi? Mi sembra davvero strano che possa esser messo in cella insieme ad altri tipi di detenuti”.

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