Centinaia di scuole di tutt’Italia chiedono il rinvio. I presidi: «Manca tutto, così non si può riaprire»

mercoledì 9 settembre 9:35 - di Gianluca Corrente
scuole

È sempre più probabile lo slittamento. Le scuole che hanno chiesto di rinviare l’apertura sono centinaia. «La richiesta si sta allargando a macchia di leopardo, mi arrivano messaggi da tutta Italia». Lo sottolinea in un’intervista al Corriere della Sera Mario Rusconi, presidente dell’Associazione presidi nel Lazio. «Mancano i banchi, mancano i docenti, soprattutto di sostegno. Non sono stati finiti i lavori di adeguamento».

Tantissime le richieste delle scuole, dirigenti in difficoltà

«Le richieste che mi arrivano sono tantissime, perché i dirigenti non vogliono trovarsi impreparati alla riapertura. Sperano che almeno dopo il 22 si possa avere un quadro di sicurezza degli studenti». Si può rinviare, spiega, «invocando l’autonomia scolastica, ma sempre in sinergia con le amministrazioni. Nel Lazio è stato deciso che saranno i Comuni a dover dare il via libera, dopo la decisione collegiale della scuola. Ma in città grandi come si fa, con la mole di lavoro per la riapertura? E poi, a Roma decide il Campidoglio o il municipio? Restano mille dubbi».

I vecchi banchi accatastati all’aperto

«C’è anche un altro problema», sottolinea. «Ci sono scuole che stanno accatastando i vecchi banchi all’aperto, che alla prima pioggia si infradiceranno. Noi abbiamo chiesto al Comune di Roma di poterli donare ad associazioni benefiche. Altrimenti vanno stoccati in un grande magazzino. Ma se rimangono fuori per giorni è un danno per la comunità. Molti a Roma sono accatastati vicino alle centrali termoidrauliche, dove passano i tubi del gas».

Scuole, il problema del tempo pieno

E sul tempo pieno aggiunge: «Secondo una stima, il 25 per cento delle scuole d’Italia avrà difficoltà col tempo prolungato. Mi sembra una statistica “spannometrica” e anche ottimistica». «Guardi, il Covid ha solo messo in evidenza pigrizie e difficoltà che conoscevamo da almeno 15 anni», conclude. «Ma sono moderatamente ottimista, perché credo nelle capacità di dirigenti, docenti, collaboratori scolastici».

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