Scuola, in Germania il virus attacca subito 7 istituti. Paura in Italia dove i banchi monoposto sono in ritardo

giovedì 13 agosto 16:53 - di Redazione

Scuole riaperte in Germania e dopo pochi giorni già sono sette gli istituti costretti a mettere gli alunni in quarantena perché si sono registrati dei contagi.Secondo quanto segnala Berliner Zeitung, sono sette le scuole, in quattro diversi quartieri, in cui si sono registrati i casi (singoli a quanto si sa per ora) di infezione.

In Germania le lezioni sono ripartire senza il distanziamento in aula, ma con l’obbligo della mascherina all’interno degli edifici scolastici, tranne che seduti ai banchi. Adesso già si parla dell’ipotesi di alternare lezioni in presenza alla didattica a distanza, considerando che il Covid ha ricominciato a diffondersi in maniera preoccupante, con oltre mille nuovi casi al giorno: oggi sono 1.445.

Guardando alla Germania c’è dunque da stare preoccupati per la ripresa delle attività scolastiche nel nostro Paese a settembre. Soprattutto dopo la notizia che i banchi monoposto arriveranno se tutto va bene a ottobre, quindi in ritardo rispetto al 14 settembre, data fissata come quella della ripartenza.

Seconda ondata del virus in Europa, dunque, che coinvolge anche l’Italia? “L’aumento dei casi recenti ha chiaramente un andamento completamente diverso da quello registrato a fine febbraio. Il virus è cambiato? L’estate ci aiuta? Non penso. Penso invece che i casi registrati fra luglio e agosto rappresentino l’innesco di una seconda ondata. Lo stesso innesco che a febbraio, semplicemente, non abbiamo rilevato e che poi ha provocato la grande ondata”, questa l’analisi di Pier Luigi Lopalco, epidemiologo dell’Università di Pisa e consulente della Regione Puglia per il coronavirus. “I casi che registriamo oggi – spiega – sono di età più giovane e di gravità mediamente molto più lieve dei casi di febbraio. Sono dunque quei casi che a quel tempo non erano per nulla intercettati dal sistema di sorveglianza”. Secondo l’esperto, in definitiva, “le onde di oggi sono quelle di una mareggiata. Se siamo bravi a contenerle, probabilmente non svilupperanno lo tsunami”.

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