Navalny, la Russia replica a Merkel: nessuna inchiesta, non ci sono prove di avvelenamento

martedì 25 Agosto 17:12 - di

Non ci sono ancora, per Mosca, prove sufficienti per poter dire che Aleksei Navalny sia stato avvelenato, come hanno confermato, invece, ieri i medici tedeschi che da sabato hanno in cura l’oppositore russo.

Il direttore dell’ufficio di medicina legale, Sergei Shigeyev, ha affermato che è “prematuro” trarre conclusioni senza aver prima identificato la sostanza precisa che ha fatto entrare Navalny in coma.

I medici dell’ospedale Charité di Berlino hanno concluso che si tratta di una sostanza della famiglia degli inibitori della colinesterasi ma hanno precisato di non poter ancora dire di cosa si tratti effettivamente.

“La colinesterasi varia in modo significativo nei diversi individui, in modo particolare a seconda di alcune malattie croniche. Al momento possiamo solo dire che il paziente ha avuto un calo di attività di colinesterasi“, ha affermato Shigeyev.

Di qui la risposta negativa della Russia alla richiesta della Cancelliera tedesca per una inchiesta completa e trasparente sull’avvelenamento di Aleksei Navalny.

Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, afferma che non ci sono basi per aprire una tale inchiesta in questo momento.

“Prima – ha aggiunto – è necessario stabilire quale sia esattamente la sostanza” che ha fatto andare in coma l’oppositore.

“Per aprire una inchiesta c’è bisogno di una buona ragione. Per il momento, possiamo dire solo che il paziente è in coma“, ha detto Peskov. Dire che Navalny è stato vittima di un attacco è “rumore per nulla”.

A preparare il terreno per le parole di Peskov era stato in mattinata il direttore dell’Istituto di medicina legale per cui ora è “prematuro” trarre conclusioni sulla vicenda di Navalny senza aver prima identificato la sostanza precisa che lo ha fatto stare male.

La conclusione dei medici dell’ospedale Charité di Berlino che da sabato curano Navalny sono identiche a quelle degli specialisti dell’ospedale di Omsk in cui l’oppositore era stato ricoverato giovedì della scorsa settimana, ha aggiunto Peskov.

“Se la sostanza viene identificata, e se si stabilisce che si tratta di avvelenamento, allora avremo le basi necessarie per aprire una inchiesta”, ha concluso Peskov.

È in tono minore la prima dichiarazione dell’Amministrazione degli Stati Uniti sul caso Navalny, se si esclude un laconico commento di Donald Trump, nei giorni scorsi, sulla possibilità che l’oppositore fosse stato avvelenato (“non lo abbiamo ancora visto”).

È affidata all’ambasciatore a Mosca John Sullivan la richiesta di una inchiesta “immediata, completa e trasparente“ inchiesta “da parte delle autorità russe che renda chi ha commesso questo atto perseguibile”, dopo le nuove informazioni che indicano che l’oppositore sia stato avvelenato in Russia la scorsa settimana.

Ma sempre da Mosca, dove ha incontrato il ministro degli Esteri, Sergei Lavrov, il vice segretario di Stato Stephen Biegun si è limitato a esprimere la sua “decisa preoccupazione per le condizioni dell’oppositore, per l’impatto sulla società civile delle notizie si un suo avvelenamento e per l’importanza della trasparenza e della libertà di parola in una società democratica”, secondo quanto ha reso noto in un tweet la portavoce dell’ambasciata americana a Mosca, Rebecca Ross.

E alla richiesta di un’inchiesta trasparente sulla vicenda Navalny si associa, a metà pomeriggio, anche Parigi.

 

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