Cgia: gli sprechi dello Stato ci costano la bellezza di 200 miliardi. Il doppio dell’evasione fiscale

sabato 29 agosto 12:10 - di Paolo Lami

Duecento miliardi è il costo che gli italiani devono pagare ogni anno per gli sprechi dello Stato, secondo la Cgia di Mestre.

Soldi in fumo, una cifra immensa, il doppio del costo dell’evasione fiscale.

La Cgia di Mestre, il cui Centro studi va sempre a caccia di questi paradossi, è andata a spulciare intanto i dati del ministero dell’Economia e delle Finanze sull’evasione fiscale presente in Italia. “Stimata – secondo l’organizzazione degli artigiani mestrini – in circa 110 miliardi di euro all’anno”.

”Un importo paurosamente elevato” ammette la Cgia ma che, “comunque, appare decisamente inferiore agli oneri che i cittadini e le imprese subiscono in virtù degli sprechi, degli sperperi e delle inefficienze presenti nella nostra Pubblica Amministrazione“.

Gli studi della Cgia di Mestre fissano il danno economico degli sprechi dello Stato ricaduto sui contribuenti italiani “a oltre 200 miliardi di euro all’anno”.

In questo modo – sottolinea la Cgia – “contrariamente a quanto si pensa, nel rapporto ”dare-avere’‘ tra lo Stato e il contribuente italiano a rimetterci, da un punto di vista strettamente economico, è sicuramente quest’ultimo”.

L’Ufficio studi della Cgia ammette che il “raffronto che non ha alcun rigore scientifico” per diversi motivi.

Intanto “gli effetti economici delle inefficienze pubbliche che gravano in particolar modo sulle imprese sono di fonte diversa”. Poi, “i dati non sono omogenei. Gli ambiti, in molti casi, si sovrappongono. E, per tali ragioni, non si possono sommare”.

Il coordinatore dell’Ufficio studi, Paolo Zabeo concede che “se portassimo alla luce una buona parte delle risorse sottratte illecitamente all’erario, la nostra Pubblica Amministrazione avrebbe più soldi, funzionerebbe meglio. E, probabilmente, si creerebbero le condizioni per alleggerire il carico fiscale”.

Ma è altrettanto vero che ”oltre a ciò, è altrettanto indispensabile intervenire per ridurre sensibilmente gli sprechi che gravano sulla spesa dello Stato. E per aumentare la produttività del lavoro nel pubblico”.

“L’Italia ne trarrebbe un grande beneficio – dice la Cgia mestrina. – E, molto probabilmente, l’evasione e la pressione fiscale sarebbero più contenute. In altre parole, con meno evasione e una Pubblica Amministrazione più efficiente potremmo creare le condizioni per rilanciare questo Paese”.

“Con meno tasse e una burocrazia fiscale più soft si possono creare le condizioni per far ripartire l’economia – sottolinea il segretario della Cgia, Renato Mason guardando con preoccupazione ai segnali che gli restituisce il territorio e al “prossimo autunno” che “sarà uno stress test molto delicato”.- Senza dimenticare che il nostro Paese si regge su un tessuto connettivo formato da tantissime Pmi. Che faticano a ottenere una risposta agli innumerevoli problemi che condizionano la loro attività lavorativa”.

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