Un’altra follia: gli “antirazzisti” processano “Ciao Darwin” e mettono sotto accusa Paolo Bonolis

venerdì 10 luglio 18:15 - di Massimo Baiocchi
Ciao Darwin

La follia dell’«antirazzismo militante» non ha limiti. Si cercano nemici ovunque, nelle statue, nei film e nei programmi televisivi. L’ultimo, in ordine di tempo, ad essere preso di mira è “Ciao Darwin”. L’economista americano David Adler spara a zero sulla trasmissione di Paolo Bonolis, perché «razzista».

“Ciao Darwin”, la puntata presa di mira

Sotto accusa la puntata che vedeva fronteggiarsi “Italiani contro Stranieri”. In sostanza le sfide che puntualmente si verificano nel programma di Canale 5. «Ho acceso la tv italiana per trovare Mediaset di Berlusconi», scrive Adler. «Stava trasmettendo lo show “Ciao Darwin”». E cosa è successo? «Gli italiani applaudono a uno straniero nero “annegato” in un contenitore d’acqua per le risposte sbagliate a domande banali».

Parlano, ma non conoscono il programma

L’economista militante antirazzista forse non sa che quello del contenitore d’acqua è un gioco che viene fatto in conclusione di ogni puntata. E soprattutto che le persone che applaudono appartengono alla squadra avversaria che vuole vincere. Succede anche quando a scontrarsi sono scapoli e ammogliati oppure studiosi e palestrati.

Bonolis aveva fatto un monologo contro il razzismo

Ma non solo. La puntata sotto accusa ha visto anche Bonolis impegnato in un monologo contro il razzismo. Ne aveva avuto l’occasione per lo sfogo di una delle rappresentanti della compagine straniera, che dopo lo scontro dialettico con l’altra fazione ha mostrato un momento di debolezza.

L’ironia dell’autore storico di “Ciao Darwin”

Molte le ironie sul web. Spicca l’intervento di Marco Salvati, autore storico di “Ciao Darwin”. «Ciao», ha scritto. «Sono un autore del programma. Mi dispiace che tu abbia perso la parte migliore, quando “uccidiamo” tutti i concorrenti che hanno perso, senza distinzione tra bianchi e neri. Ai bambini a casa piace». L’ironia vince sempre. Soprattutto sulle strumentalizzazioni che sanno di ridicolo.

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