Susanna Ceccardi: «Non sono antifascista, è un’etichetta inutile». E la sinistra impazzisce

lunedì 13 Luglio 14:42 - di Viola Longo
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Spiega di essere “anti ideologica” e legata ai “temi”, alle cose concrete. Per questo per la candidata del centrodestra alla presidenza delle Regione Toscana, Susanna Caccardi, definirsi antifascista oggi non ha senso. Una dichiarazione che provoca isterie a sinistra, dove il torcicollo sembra prevalere sempre sul buon senso. Specie se di mezzo c’è una campagna elettorale.

Ceccardi: “Non sono antifascista”

“Non dico quel che tutti vogliono sentirsi dire, dico ciò che penso. Non sono né fascista né antifascista, perché aveva senso prendere posizione nel 1944. Oggi non c’è una guerra civile“, ha chiarito Ceccardi, interrogata sul tema nel corso di un’intervista a Repubblica. “Io sono anti ideologica. Vengo anch’io dalla storia rossa, sono nata nel 1987,  ma ho una famiglia di tradizione di sinistra. Il fratello di mio nonno era un partigiano e fu ucciso dai fascisti”, ha raccontato ancora l’europarlamentare, sottolineando che “oggi è troppo facile dirsi antifascisti con un nemico che non esiste“.

“Io penso ai temi, loro solo a ingraziarsi l’elettorato”

Sono dalla parte dei temi” e “dei deboli“, ha quindi chiarito l’esponente della Lega, sottolineando che “prenderò voti a sinistra, dicendo la verità”. E, in effetti, a leggere le ultime campagne elettorale non pare proprio che il tentativo costante di buttarla sul derby fascismo-antifascismo abbia poi giovato molto alla sinistra. “Io metterò al centro i temi sociali e la sicurezza“, ha spiegato ancora la candidata alla presidenza della Toscana, marcando la differenza con gli avversari. “Loro – ha spiegato – vogliono ingraziarsi l’elettorato. Io faccio valutazioni costi-benefici”. È così, per esempio, sul tema dell’acqua pubblica, uno “slogan che ora piace a tutti, ma l’acqua l’ha privatizzata la sinistra”. E, ancora, il tema delle “case popolari Cascina”. “Prima gli italiani”, è la risposta della Ceccardi, chiarendo che per accedere “servirà il certificato patrimoniale del Paese di origine per le domande”.

L’isteria del Pd per le parole di Ceccardi

Dunque, un approccio pragmatico, che guarda alla certificazione di chi ha davvero diritto e che è diametralmente opposto a quello adottato da certe amministrazioni di sinistra, per le quali anche per ottenere i buoni spesa bisognerebbe fare dichiarazioni di antifascismo. Un approccio che provoca attacchi acuti di torcicollo al Pd. “Per rinfrescare la memoria di Susanna Ceccardi sono disponibile ad accompagnarla a S.Anna di Stazzema”, ha detto il capogruppo al Senato Andrea Marcucci, mancando del tutto il cuore del ragionamento della Ceccardi. E non è stata da meno la consigliera regionale dem Alessandra Nardini, che su Facebook si è lanciata in una lunga e alquanto ritrita prolusione sul perché non ci si possa non dire antifascisti. “La nostra è una terra orgogliosamente antifascista. Per questo, cara Ceccardi, hai confermato di essere inadeguata a guidarla”, ha quindi concluso Nardini, per la quale evidentemente l’antifascismo è la ricetta per salvare l’Italia e la Toscana dalle secche in cui si trovano.

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