Rampelli: «Il rapporto con l’Europa è malato. La Germania più “buona”? Tutta apparenza»

lunedì 20 luglio 10:01 - di Roberto Mariotti
Rampelli

«Ascoltando le parole di Conte mi è tornato in mente quando, in piena emergenza sanitaria, con l’Europa che cincischiava, io ammainai la bandiera dell’Unione europea nel mio studio. La misi nel mio cassetto e dissi: forse ci vediamo più tardi». Ad affermarlo è Fabio Rampelli, ospite della trasmissione L’Italia s’è desta su Radio Cusano Campus.

Rampelli: «Se ci fosse una seconda ondata…»

«E non mi pento di averlo fatto. L’Europa non ha ancora mosso un dito», continua l’esponente di FdI. «E stiamo parlando oltretutto di fondi che dovrebbero servire per l’emergenza sanitaria. Se ci fosse una seconda ondata in autunno, si rischia che questi fondi siano in ritardo anche per la eventuale nuova emergenza».

«Non hanno ancora erogato un euro»

«L’Europa deve riformarsi», incalza il vicepresidente della Camera. «Non è possibile che, a tre mesi di distanza dallo scoppio della pandemia, non sia stato ancora erogato un solo euro. Gli errori», dice Rampelli, sono stati fatti da Conte, ma non soltanto da lui. Il rapporto con l’Europa è malato all’origine».

La questione del debito pubblico

«Il nostro debito pubblico ci viene sempre sbattuto in faccia. È sicuramente un problema, però è ampiamente ripagato dal risparmio e dalle proprietà degli italiani. Altri Paesi hanno un debito pubblico più basso, ma non hanno la copertura. Quindi dovrebbero stare peggio di noi».

La Germania? Tutta apparenza

«L’Italia deve riuscire a farsi rispettare. Appare una Germania disponibile nei nostri confronti. Ma è tutta apparenza, perché i Paesi del nord sono alleati di Berlino. Questi Paesi frugali si permettono di alzare la voce, ma sono di fatto dei paradisi fiscali».

Rampelli: «Le anomalie vanno corrette»

«Bisogna cercare di essere incisivi e determinati anche nella fase propositiva», conclude Fabio Rampelli. «Queste anomalie vanno corrette e l’Italia deve porre il problema in maniera decisa, perché finora non è stato fatto».

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