Platinette: «Sui gay la sinistra è ipocrita. E di Luxuria ricordo solo lo “scandalo” del bagno»

martedì 7 Luglio 10:55 - di Massimo Baiocchi
Platinette

Platinette non si piega al politicamente corretto. E in un’intervista al quotidiano La Verità parla contro il ddl sull’omofobia. Nonostante la sua appartenenza alla comunità Lgbt: «Io sono per la singolarità. Vorrei una legge per l’individuo e non ho alcun interesse a formalizzare una famiglia arcobaleno».

Platinette contro l’ipocrisia della sinistra

«La sinistra ancora rivendica di essere l’unica depositaria dei diritti Lgbt», attacca Platinette. «Non è affatto vero. La signora Paola Concia andò a sposarsi con la sua partner in Germania, mentre doveva aspettare e combattere perché la legge fosse attuativa nel suo Paese. E non ho traccia di una proposta di legge fatta da Luxuria. Ricordo solo che andava in bagno dove c’era la Gardini».

Le unioni civili e i numeri che non tornano

Le unioni civili in Italia non hanno avuto la diffusione che ci si aspettava. Forse a causa dell’impossibilità di genitorialità. Mauro Coruzzi (in arte Platinette) non è d’accordo. «Nelle coppie dello stesso sesso che si sono sposate – e ne conosco tante – non vedo l’esigenza di diventare genitori. Sembra più un mantra, implacabile, solo delle persone famose e benestanti».

«Gli omosessuali non hanno bisogno del matrimonio»

Poi aggiunge: «Credo che il fallimento sia dovuto in buona parte al poco interesse che gli omosessuali, più di altri, avvertono per il mantenimento di un contratto scritto. Che bisogno hanno del matrimonio? I rapporti omosessuali sono poliamo rosi», incalza Platinette.

Platinette: orribile la pratica dell’utero in affitto

L’unione civile, a suo giudizio, non è prioritaria.  Se lo scopo era la tutela del partner, allora bastava porre per iscritto da un notaio le proprie volontà. Sull’utero in affitto Platinette non ha dubbi: «È una violenza profonda. Ciò che voglio lo vado a chiedere a una donna pagandola. Orribile». Perplessità anche per le coppie omosessuali. Propone la formula dell’affido come «banco di prova genitoriale. «Dovete essere pronti a farvi stracciare le arterie se un giorno o l’altro la creatura vi viene portata via».

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