Per attaccare Salvini, Travaglio esalta la Meloni. Ma la accusa di amare la Patria e la disegna vecchia

mercoledì 29 luglio 16:42 - di Luca Maurelli

Giorgia Meloni lo aveva previsto: «Proveranno, come stanno già facendo, a mettermi contro Matteo Salvini per aiutare il governo Conte. E per nascondere che nessuno li vota più…», aveva detto solo due giorni fa, a commento di un sondaggio che qualche giornale di sinistra aveva sparato con titoli su lei che si stava fagocitando il leghista e che prima o poi sarebbe scoppiata la lite sulla leadership nel centrodestra.

Niente di tutto questo sta accadendo e probabilmente accadrà, ma oggi tocca al Fatto Quotidiano provare a imbastire una faida interna esaltando Giorgia Meloni con una paginata in cui, da una parte si celebra la sua coerenza (e si esibisce una caricatura di lei invecchiata, con le occhiaie, le rughe e un volto arcigno da megera), dall’altra si parla di “tonni salviniani” che Giorgia si starebbe cucinando molto bene, brava, continua così.
Non si sa se la Meloni sia davvero brava ai fornelli, quello che è certo è che difficilmente abboccherà all’amo del pescator-Travaglio, noto seminatore di zizzania, pure all’interno della maggioranza. Lui, però, ci prova. Anche mandando in avanscoperta i suoi pasdaran per sdoganare la destra rozza e becera in chiave anti-leghista, come ieri il figlio di Dario Fo su Imagine e John Lennon…

La speranza della sinistra? La destra che si mangia Salvini…

A firma di Pino Corrias, la paginata meloniana (occhiello: le ragioni di una coerenza, titolo: “Fratella Giorgia, il tonno Salvini e la destra centrista”), si apre con l’ingenuo giochino dell’utile idiota, che a sinistra, in verità, spesso ha funzionato, meno, molto meno, a destra. «Da un anno Giorgia Meloni si cucina fischiettando quel tonno di Salvini sulla padella della destra italiana. Di mese in mese, di citofono in mojito, bada che il suo Matteo continui a crogiolarsi inconsapevole coi selfie e che il fuoco resti al minimo. Dai giorni del Papeete a quelli del Covid, il Capitano è regredito Sergente, perdendo 12 punti. La Meloni da guerriera si è fatta principessa e di punti ne ha guadagnati 10. Ora stanno 23 a 18. Con questo ritmo, ci sarà il sorpasso. E con il sorpasso una destra meno carognona, arraffona e inquisita a giocarsi il futuro dell’Italia tricolore che fa il muso lungo all’Europa, ma incassa con entusiasmo i suoi vantaggi…».

L’elogio “interessato” del Fatto alla Meloni che viene dal nulla

L’apologia della Meloni prevede, da sinistra, la celebrazione del mito del fai-da-te. E perfino un complimento galante in stile banalizzante-boschiano. «A parte gli occhi e il carattere di ferro, di privilegi ne ha avuti pochini. È nata nel pieno degli scontri di piazza, anno 1977, ma deve averne respirato i feromoni ostili, e a 15, per ripicca e anticonformismo, si è infilata nei residui della destra romana nostalgica di un passato missino non proprio edificante, anche se già ripulito dagli ultimi anni di Almirante che si era tolto la camicia nera, consegnando il suo ultimo doppiopetto al primo tra i colonnelli, Gianfranco Fini, il moderato. Il quale perfezionò lo spegnimento della Fiamma nelle acque di Fiuggi, inventandosi Alleanza nazionale, proprio mentre la giovanissima Giorgia prendeva il volo coi Gabbiani, che poi erano i post-post fascisti della sezione Colle Oppio, tristemente nota…».
Tristemente nota solo a Corrias, che sprizza veleno e carezze ipocrite, che definisce Giorgia una “monella”, altro dettaglio solo a lui tristemente noto, si sofferma su dettagli da selfie su Fb, la nonna, la mamma, la sorella, la gatta, fino al padre andato via, storia spesso raccontata dalla leader di FdI. Non proprio degli scoop, ma dettagli noti, questo sì.

I miti della giovane leader post-missina che piacciono a Travaglio

Poi i miti giovanili di Meloni, Paolo Borsellino, Tolkien, elfi, hobbit, Atréju, il lavoro come babysitter con Olivia, la figlia di Fiorello, quindi il racconto dell’ascesa politica, la sezione, Fini, il governo, la nascita di Fratelli d’Italia, le prime difficoltà, la crescita, l’inno regalatole dalla sinistra “Io sono Giorgia…“.

Si prosegue in cavalleria, fino a Salvini, all’alleanza post governo gialloverde per rifondare il centrodestra, E qui il Fatto di Travaglio finalmente chiude il cerchio e va al dunque: la “tonnara salviniana” nella quale il leghista si sarebbe infilato a vantaggio della Meloni. Altra informazione tristemente nota solo al Fatto, visto che se è vero che FdI veleggia verso il 20%, la Lega resta primo partito col 26, non proprio una tonnara, soprattutto per il centrodestra, che unito sarebbe oltre il 50%. Anche grazie alla Meloni, è vero, nonostante un grave difetto che la rende comunque impresentabile a sinistra e che il travagliano Corrias le fa notare non senza dolore personale. «Peccato per la sua ossessiva retorica della patria. Il mantra del tricolore, del sacro suolo…».
In effetti è tristemente noto che a sinistra, di quella roba lì, non gliene freghi nulla. Sarà per questo che fino a poche settimana fa il Fatto voleva la Meloni appesa a piazzale Loreto?

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