Jacopo Fo ammette: Giorgia Meloni (e il Secolo d’Italia) hanno ragione su “Imagine”, è comunista

lunedì 27 Luglio 19:27 - di Luca Maurelli
Chissà perché a sinistra, quando si vuole parlare bene di qualcuno di destra, servono dalle 70 alle 100 righe di premessa, una decina di prolusioni, svariate esposizioni di mani avanti e un corollario di distinguo che manco Renzi quando parla bene di Conte.

Jacopo Fo e la “dolorosa” ammissione su Imagine

Capita così che Jacopo Fo, figlio del premio Nobel Dario Fo, dalle pagine del Fatto Quotidiano – giornale che quando parla della destra in genere si impegna a scavare nel vocabolario dei primi cavernicoli del Mesozoico inferiore, dove la rozzezza, la barbarie, il cavernicolismo e l’arretratezza dominano le definizioni di leader e seguagi, e tu immagini quelli di destra come i Flinston degli Antenati, ma cattivi e beceri – dicevamo, capita che Jacopo Fo si esponga in un giudizio positivo su Giorgia Meloni e su un articolo del “Secolo d’Italia” sulla matrice comunista di “Imagine”.
Anche se il titolo – “Ti odio perché mi costringi a difendere la signora Meloni“- riassume tutto l’armamentario di premesse e distinguo di cui sopra, l’articolo riesce comunque a rappresentare, a suo modo, una svolta storica: il figlio dell’ultrà di sinistra, nonché egli stesso più a sinistra del padre quando già era molto di sinistra, Jacopo Fo, dà ragione alle tesi della destra, che giudica il brano di John Lennon bellissimo ma profondamente ideologico, poco pacifista, e molto comunista, settario, global, anti-religioso.
Parole che la Meloni aveva pronunciato in tv e che l’avevano esposto a un processo mediatico da parte della sinistra, processo al quale Fo si sottrae. Anzi, si schiera con la Meloni, e col Secolo d’Italia. E sul Fatto di Travaglio, per giunta. Quale onore.

Premesso che lui odia i fascisti…

L’incipit dell’articolo di Fo, al netto di distinguo e prolusioni, sembra scritto da uno storico o un giornalista obiettivo, tipo Gianpaolo Pansa. 
“Ho sempre pensato che nello scontro politico tocca mantenere un certo grado di civiltà. È una regola che va rispettata in tempo di guerra e tanto più in tempo di pace. Quando mio padre disertò fu nascosto da un fascista. Il padre di mio padre, tenente del Cnl, si occupò, armi alla mano, di bloccare una serie di fucilazioni di fascisti che non avevano commesso nessun crimine e a volte addirittura non erano neanche fascisti; succedeva che partigiani veri o finti approfittassero della vittoria contro il nazifascismo per regolare odi e interessi economici nel modo più semplice: uccidere il loro antagonista sotto la bandiera della Resistenza. E anche nei momenti peggiori degli anni ‘70, quando ci avevano colpito ferocemente, mi sono attenuto a questo imperativo morale: ci sono fascisti e fascisti, non sono tutti uguali. Colpire uno perché è fascista non ha senso. E se un fascista è a terra non lo puoi colpire ancora…”, concede il figlio del Premio Nobel, bontà sua. Ma la sua è un’analisi storica non comune, a sinistra, sui crimini dei partigiani.

“Il Secolo ha scritto un articolo intelligente, sono sconvolto”

Dopo una serie di confessioni dolorose sull’odio provato verso i “fascisti” fin dai tempi della scuola (a proposito di excusatio, premesse, distinguo…) il giornalista passa finalmente al dunque.
Lennon. Imagine. Il comunismo. Con premessa, ovviamente.
“Quando devo difendere un fascio mi girano veramente i coglioni. Lo faccio ma non mi dà gusto. Quindi mi scoccia dover scrivere che quelli che si sono scandalizzati titolando che la Meloni ha detto che Imagine di John Lennon è una canzone comunista hanno fatto una boiata pazzesca. E mi tocca contribuire, insieme ad altri, a riaffermare la verità: Imagine è una canzone comunista e questo lo ha detto chiaramente lo stesso John Lennon. Quindi non si può attaccare la Meloni perché cita John Lennon su una canzone che ha scritto lui. La Meloni nella famosa puntata di In Onda NON ha detto che Imagine è comunista ma “mondialista” che è tutta un’altra cosa. Che Imagine è proprio una canzone comunista l’ha detto la signora Susanna Ceccardi della Lega usando la parola “marxista”. La signora Meloni ha mostrato particolare acume. Ha ammesso che la canzone è bellissima, e citando il contenuto della canzone tradotto in italiano ha identificato una posizione ideologica “mondialista” ha parlato di contrasto con la sua fede “identitaria”. Molto raffinata. E afferra pure il cuore di quel che ci oppone alla destra”. 

Il manifesto comunista di John Lennon

Jacopo Fo ricorda poi quanto ricordato anche dal Secolo, ovvero che lo stesso John Lennon aveva definito la canzone un manifesto comunista, dichiarando al contempo che lui non si sentiva, comunque “molto comunista”.
A quel punto arriva l’inatteso, l’imprevisto, l’imponderabile, la dichiarazione-choc, come oggi titolerebbero su Fb. Dopo l’elogio della Meloni, arriva perfino quello al Secolo d’Italia. Potrebbe averlo confuso con quello diciannovesimo di Genova? No, a quanto pare no, anzi Fo.
Peccato per la premessa: è “sconvolto”. Ma altrimenti che comunista sarebbe se non rovinasse tutto alla fine.

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