«Imagine è un pezzo comunista, non un inno di pace». Meloni? No, lo disse John Lennon

giovedì 23 luglio 10:58 - di Antonio Marras

“Immagina” di dare addosso a Giorgia Meloni per aver detto che una certa canzone non è un inno pacifista ma un pezzo intriso di ideologia e contro la religione. Immagina che qualcuno abbia detto le stesse cose, anzi, specificando che quella canzone è ispirata al comunismo e al Manifesto di Marx. Immagina che quella persona sia la stessa che ha scritto e cantato la canzone e che la sua sia dunque, una interpretazione “autentica”, per dirla in punta di diritto. Immagina che quel cantante sia John Lennon e che quel bollino “comunista” al suo pezzo più famoso non lo abbia messo da Parenzo e Telese, ma in sede di prestigiose interviste ad autorevole testate americane, all’apice del suo successo, negli anni Settanta.

Imagine è virtualmente il Manifesto Comunista, anche se non sono particolarmente un comunista…”, è la frasedi John Lennon che qualcuno, anche negli studi di “In Onda“, avrebbe potuto spulciare sul web ingannando il tempo su Google.

Lennon, Meloni e l’inno che non è al pacifismo

Ecco che se ci si documenta un po’, alla luce di quanto appena “immaginato”, e che risponde a realtà, ci si convince che quelle parole di “distanziamento politico” pronunciate l’altro giorno dalla leader di Fratelli d’Italia su “Imagine”, definito un pezzo politico “di omologazione mondialista”, in linea con quanto già detto dalla candidata leghista Susanna Ceccardi, che l’aveva a sua volta definito “brano marxista”, non possono creare scandalo e sono democraticamente corrette e tecnicamente inappuntabili. Visto che le stesse interpretazioni del pezzo le aveva date lo stesso Lennon, come si può leggere spulciando semplicemente Wikipedia, che riprende articoli ditestate di fama mondiale in tema di musica, come Rolling Stone.

“Imagine fu avvicinato al Manifesto del partito comunista”

“Il brano viene solitamente letto in chiave pacifista, ma lo stesso Lennon ammise che i contenuti del testo di Imagine la avvicinano più al Manifesto del partito comunista che a un inno alla pace: è infatti una società laica in cui non trionfino i valori del materialismo, dell’utilitarismo e dell’edonismo che viene auspicata nel testo. Lennon affermò che il brano era “anti-religioso, anti-nazionalista, anti-convenzionale e anti-capitalista, e viene accettato solo perché è coperto di zucchero”, scrive l’encliclopedia virtuale.

“Niente religioni, niente confini… è l’inno dell’omologazione mondialista. Io credo nell’indentità, senza di essa siamo solo consumatori tutti uguali delle multinazionali”. aveva detto Giorgia Meloni, sollevando l’indignazione della cosiddetta “intelligentia di sinistra“. Lennon, se fosse vivo, forse le avrebbe stretto la mano, magari facendo il pugnetto con l’altra.

Una canzone bellissima, ma non di destra

Del resto, la Meloni non può negare che la canzone sia “bellissima”, perché quello è un dato oggettivo per tutti, a prescindere dal fatto che si faccia politica o che si comprendano i testi in inglese. Perché, comunque la si pensi sulle sue idea, sia che ci si dichiari di destra che di sinistra, un esponente politico che va in tv non viene invitata a commentare la qualità di una canzone e basta, come farebbe un critico musicale, come Luzzato Fegiz o un Dario Salvatori, ma a esprimere un giudizio sull’influenza che quel capolavoro di buonismo di sinistra ha avuto sulla propria generazione, sul proprio elettorato, sui propri valori di riferimento. Che per tutti, Meloni compresa, non possono non contemplare la pace. Ma non il comunismo, se sei di destra, è il minimo…

Il Vietnam, i comunisti e lo zuccherino di Lennon

Anche se quei versi politici, scritti negli anni in cui l’America lottava contro la minaccia comunista in Vietnam sacrificando migliaia di giovani vite, furono edulcorati per renderli piacevoli a tutti, anche a chi comunista non era e magari solidarizzava con i propri patrioti. Come del resto disse, all’epoca, non la Meloni, che non era neanche nata, ma lo stesso John Lennon. “Imagine era lo stesso messaggio di precedenti canzoni contro la guerra, ma zuccherato. Ed è diventata un successo quasi ovunque: è una canzone anti-religiosa, anti-nazionalista, anti-convenzionale e anti-capitalista, ma solo perché è coperta di zucchero viene accettata. Ora ho capito cosa bisogna fare: far passare il messaggio politico aggiungendo un po’ di miele…”. Un po’ di zucchero e la pillola comunista va giù, va giù.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Emergenza Coronavirus

In evidenza

News dalla politica