Palamara, il Csm prende tempo. E Davigo (testimone e giudice) non rinuncia

21 Lug 2020 16:58 - di Roberto Frulli

La vicenda Palamara si ingarbuglia sempre di più. Il Csm, che avrebbe dovuto “processare” l’ex-capo del sindacato delle toghe, indagato a Perugia assieme ad altri magistrati, ha rinviato, al prossimo 15 settembre, l’udienza del procedimento che vede incolpato davanti alla sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura Luca Palamara.

Lo ha deciso il collegio della sezione presieduta dal laico della Lega Emanuele Basile, all’inizio dell’udienza di oggi, un’udienza ‘di smistamento’, solo per organizzare le questioni procedurali e senza entrare nel merito.

Due i motivi alla base della decisione.

Primo: andare incontro al legittimo impedimento chiesto dal difensore di Palamara, il magistrato di Cassazione Stefano Giaime Guizzi.

Secondo: procedere all’esame dell’istanza di ricusazione presentata per il togato Piercamillo Davigo, componente del collegio disciplinare, e, anche, tra i testimoni chiamati da Palamara, e che ha rifiutato di astenersi.

“Non ravviso – ha detto Davigo in apertura di udienza – alcun motivo di astensione“.

La difesa di Palamara aveva chiesto a Davigo  di astenersi dal far parte del collegio perché il suo nome è presente nella lista di 133 testimoni chiamati ed essere ascoltati. E, dunque, si troverebbe nella condizione di teste e giudice nello stesso processo.

Per questo la difesa di Palamara aveva presentato anche una istanza di ricusazione.

Una strategia adottata anche dalla difesa di Cosimo Ferri, magistrato in aspettativa e deputato di Italia viva.

Il collegio della sezione disciplinare esaminerà il 15 settembre anche la richiesta alla Camera dei Deputati dell’autorizzazione a utilizzare le intercettazioni a carico di Ferri.

Di fronte alla sezione disciplinare del Csm erano chiamati, oltre a Palamara, anche Cosimo Ferri, magistrato in aspettativa e deputato di Italia viva, e 5 ex togati del Csm, Luigi Spina, Corrado Cartoni, Antonio Lepre, Gianluigi Morlini e Paolo Criscuoli.

Tutti protagonisti, insieme con l’ex ministro Luca Lotti, dell’incontro in un albergo romano, l’hotel Champagne, il 9 maggio dello scorso anno, in cui si discusse di nomine ai vertici di alcune importanti procure italiane, innanzitutto quella di Roma.

L’episodio emerso dalle intercettazioni dell’inchiesta di Perugia, che ha dato il via alla bufera che ha travolto la magistratura italiana.

Gravi le accuse mosse dal Pg della Cassazione, Giovanni Salvi, a Palamara – presente oggi in udienza – e agli altri 6 magistrati a processo: “comportamenti gravemente scorretti” e inottemperanti ai doveri di riserbo, una “strategia di discredito” messa in atto ai danni dei colleghi, “influenze occulte” e “interferenze” nell’attività del Csm sulle nomine.

 

 

 

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