Massacrata in modo atroce in casa a Portogruaro: pesanti indizi su un 23enne marocchino

domenica 26 luglio 10:27 - di Davide Ventola

I carabinieri di Portogruaro hanno fermato un sospettato per l’omicidio di mercoledì notte, un 23enne marocchino, che conosceva la vittima. Marcella Boraso, di 59 anni, è stata trovata morta il 22 luglio nella sua abitazione a Portogruaro, data alle fiamme. Secondo l’autopsia, a causare il decesso sarebbero stati i ripetuti colpi alla testa contro un bidet del bagno. Colpi inferti con una tale violenza che il sanitario è andato in pezzi. L’assassino ha infierito sulla vittima anche dopo la morte. Le ha infatti sfigurato il viso e tagliato il naso.

Il delitto di Portogruaro risolto in poche ore

Il ventitreenne, Wail Boulaieb e la vittima avevano frequentato entrambi il Sert per problemi di dipendenza e la donna, in occasione del furto di un decespugliatore messo a segno dal 23enne, aveva dichiarato ai carabinieri che il giovane la infastidiva, la picchiava e le chiedeva in continuazione 5 o 10 euro per le sigarette. 

Come riporta Il Gazzettino, contro il fermato vi è anche un’intercettazione che i militari hanno fatto in caserma, quando il giovane ha spiegato al fratello: «Secondo me stava cucinando, è andata in bagno dove c’era la vasca piena. È uscita un po’ d’acqua, lei è scivolata e ha battuto la testa». Elementi che nessuno conosceva se non gli investigatori che hanno trovato infatti della “diavolina” in cucina per appiccare il fuoco che avrebbe cancellato le tracce, e l’acqua aperta nella vasca. C’è poi un messaggio via sms inviato sul cellulare della vittima dal presunto omicida alle 3.20 della notte del delitto (che da quanto appurato è avvenuto alle 3.30) “Esci che sto venendo a casa tua”. 

I Ris di Parma sono al lavoro sui vestiti del fermato

Vi sono altri pesanti indizi sull’uomo. In particolare, i pantaloni e una maglia di colore scuro con evidenti macchie di sangue, che sono stati sequestrati e inviati al Ris di Parma. Gli esami del Reparto investigazioni scientifiche dei carabinieri devono ora accertare se quelle tracce ematiche siano compatibili con quelle trovate nel bagno del condominio Ater in cui viveva la vittima.

 

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