L’infettivologo Bassetti: “Con la proroga dello stato di emergenza l’Italia fa una pessima figura”

martedì 14 luglio 16:35 - di Stefania Campitelli

Un capriccio del governo Conte. L’ennesimo atto a senso unico che potrebbe costare caro all’Italia. Per l’infettivologo Matteo Bassetti prorogare lo stato d’emergenza sanitaria è incomprensibile.  “Non si può dire ‘siamo in emergenza’ semplicemente perché dal punto di vista normativo, burocratico questo facilita alcuni passaggi”. Il primario del reparto di infettivologia al San Martino di Genova, ospite a L’Aria che tira,  non ha dubbi. Proprio mentre il ministro Speranza invita preoccupato a non abbassare la guardia, fa notare che gli ospedali e le terapie intensive sono vuote. E che dalla prossima settimana in Europa nessun paese sarà più in stato di emergenza. Tra le ipotesi sul tavolo di Palazzo Chigi quella di non prorogare lo stato di emergenza nazionale per la pandemia di altri sei mesi, fino al 31 dicembre, ma di procedere per step . E intanto estendere l’emergenza fino al 31 ottobre.

Bassetti: l’emergenza è finita

“Mi pare che, per chi ha operato sul campo, siamo concordi sul fatto che non siamo più in emergenza. L’emergenza vera per la quale eravamo tutti preoccupati, ovvero avere un letto per tutti, un ventilatore per tutti, sembra essere passata. Se dire che siamo in emergenza vuol dire sostenere che siamo in emergenza ospedaliera, dico che non ci siamo. Credo che oggi metterci ancora nella condizione di dire “siamo in emergenza” non ci faccia fare una gran bella figura col resto d’Italia e del mondo“.

Diamo all’estero un’informazione scorretta

Bassetti parla di un’informazione scorretta sullo stato di salute del nostro Paese. All’estero arriva una fotografia distorta della realtà dell’Italia.  “Ho rapporto quotidiani e settimanali con colleghi stranieri che ci invidiano per come abbiamo gestito l’emergenza. E mi chiedono perché continuiamo a prorogare lo stato di emergenza. Francamente ho problemi a rispondere. Oggi abbiamo nuovi contagi che non portano a ospedalizzazione. E che riguardano solo casi di importazione”.

L’infettivologo invita a guardarsi intorno. E ricorda che tutti i Paesi che avevano dichiarato lo stato d’emergenza lo hanno terminato. L’ultimo sarà la Francia il 24 luglio. Francamente, continuare a dire “siamo in emergenza” semplicemente perché dal punto di vista normativo,  questo facilita alcuni passaggi, non vorrei fosse interpretato all’estero come un fatto negativo. Vista l’importanza per un Paese come il nostro della reputazione in termini di turismo e non solo. Io credo che oggi non siamo più in emergenza e prorogarla di sei mesi in sei mesi mi pare un po’ esagerato”, conclude Bassetti.

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