Khashoggi, la Turchia processa per l’omicidio 20 sauditi latitanti: chiesto l’ergastolo

venerdì 3 luglio 16:47 - di Paolo Lami

Rischiano l’ergastolo 20 sauditi imputati per l’omicidio del giornalista dissidente Jamal Khashoggi.

La Turchia apre oggi a Istanbul, con queste premesse, il processo in contumacia contro 20 sauditi imputati per l’omicidio del giornalista dissidente Jamal Khashoggi, ucciso e smembrato nel 2018 nel consolato saudita della città sul Bosforo.

Tra i 20 imputati vi sono l’ex-numero due dell’intelligence saudita, Ahmed al-Asiri, e un ex-consigliere dell’erede al trono Mohammed bin Salman, Saud al-Qahtani.

Entrambi sono accusati, secondo il capo di imputazione, di aver “istigato un omicidio premeditato con intenti mostruosi“.

Gli altri 18 imputati sono accusati di omicidio e tortura.

I resti dell’ex-editorialista del Washington Post, Jamal Khashoggi non sono mai stati ritrovati.

Il procuratore chiede per tutti gli imputati l’ergastolo aggravato, la pena più pesante prevista dal codice penale turco dopo l’abolizione della pena di morte nel 2002.

Khashoggi venne attirato con una trappola all’interno del consolato saudita a Istanbul secondo un piano prestabilito e studiato fino ai minimi particolari.

Al giornalista, che si doveva sposare con la fidanzata, venne fatto credere che erano necessari alcuni documenti che solo il consolato poteva rilasciare a lui personalmente.

Accompagnato dalla fidanzata, che restò ad attenderlo fuori dal consolato saudita a Instambul, Khashoggi ejtrò quindi, ignaro di tutto, all’interno della rappresentanza diplomatica. E non ne uscì più.

Inutilmente la fidanzata lo attese con il cellulare che il giornalista del Washington Post le aveva lasciato in custodia.

Quello che accadde lì dentro in quei minuti lo si seppe dopo.

La Turchia aveva imbottito il consolato saudita di microspie. E di fronte allo sfacciato tentativo dei sauditi di negare le circostanze, Instanbul tirò fuori le registrazioni.

Si sentiva il trambusto, la voce sempre più allarmata e sempre più flebile di Jamal Khashoggi mentre il gruppo di torturatori, una squadra venuta appositamente dall’Arabia Saudita, lo sopraffaceva.

Khashoggi venne ucciso lì dentro. Poi il corpo smembrato con una motosega e, quindi, sciolto nell’acido. Non venne trovato più nulla.

Il terribile omicidio indignò il mondo. Ma fino a un certo punto. L’Arabia Saudita è un partner commerciale importante per molti paesi. E anche un omicidio così efferato si fa presto a dimenticare in nome del business.

Il procuratore capo di Riad, Saud al Mojeb, nel corso di una conferenza stampa, ha, poi, ufficializzato, la responsabilità dell’Arabia Saudita. E ha ammesso che Khashoggi è stato avvelenato con una dose letale di droga e il suo corpo, smembrato, è stato portato fuori dal consolato saudita di Istanbul e «consegnato a un agente di sicurezza turco fuori dalla sede consolare».

 

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