Il parroco della “Cirinnà”: si mette la fascia tricolore per celebrare le nozze fra due donne

lunedì 20 luglio 17:10 - di Francesca De Ambra
Parroco

Questa mancava proprio. E fa più notizia dell’uomo che morde il cane. Già, vedere un parroco che sale le scale del municipio per farsi delegare dal sindaco a sposare due donne, fasciato di tricolore, non è evento di tutti i giorni. Ma è proprio quel che è accaduto l’11 luglio scorso a Sant’Oreste, comune con poco più di 3500 anime in provincia di Roma. La prossimità con il Papa e con il Cupolone non ha sconsigliato il parroco di San Lorenzo Martire dal desistere dall’attuare il proprio proposito. E così pochi giorni prima della celebrazione si è presentato al cospetto della sindaca Valentina Pini chiedendole formale delega per sposare le due donne, secondo la formula di rito introdotta dalla legge sulle unioni civili.

È accaduto a Sant’Oreste, in provincia di Roma

Ci sarebbe in realtà anche l’altra legge, quella di Dio, che in materia dice tutt’altro. Ma all’uomo di chiesa deve aver importato ben poco. Del resto, chiedendo la delega, il parroco si è spogliato del ruolo di ministro di Dio per farsi discepolo dell’on. Cirinnà. Tanti auguri. C’è solo da sperare che il suo gesto non trovi schiere di emulatori pronti a moltiplicarne gli effetti in nome di una religiosità sempre più à la carte e sempre meno densa di significati universali. Non se ne sente il bisogno. Davvero. È già una moda attrezzare come meglio si crede il palinsesto della propria fede.

Il parroco ha chiesto la delega al sindaco

Del resto, con sacerdoti così disinvolti e tanto disponibili ad immergersi nella mondanità, non si capisce perché poi il rispetto del sacro dovrebbe incombere solo sui fedeli. Tanto più se si considera che la Pini, come lei stessa ha ricordato, non ha mancato di esortare il parroco a «valutare l’opportunità di questa cerimonia». Ma tutto è risultato inutile. Il diretto interessato, almeno per ora, tace. L’Adnkronos lo ha contattato, ma non ha risposto. Starà meditando. E fa bene. Il suo strappo non ha lacerato la legge dell’uomo, bensì un principio (ancora) non negoziabile della Chiesa. Il licenziamento ci starebbe tutto. Sarebbe, tra l’altro, l’ennesima conferma dell’infallibilità di Dio anche nella veste di Datore di lavoro.

 

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