Effetto lockdown: bar e ristoranti -2 miliardi. Abbigliamento -80%

giovedì 2 luglio 18:15 - di Giovanni Pasero

Il lockdown imposto al fuori casa (bar, ristoranti, alberghi e agriturismi) ha avuto ricadute negative anche sull’agroalimentare nazionale con perdite di almeno 2 miliardi. In più, la chiusura del canale Horeca, in Italia e nel mondo, ha giocato sicuramente un ruolo di primo piano nel determinare il calo dell’export (-1% ad aprile) e della produzione industriale nel settore alimentare (-8,1%). In Italia, circa un terzo dei consumi alimentari viene realizzato fuori casa, in media con i valori dell’Ue (34%), ma inferiore a quelli di alcuni importanti mercati come Spagna (49%), Stati Uniti (45%), Regno Unito (45%) e Cina (40%).

Federabbigliamento: crollo fino all’80% del fatturato

“Abbattere del 30% il costo dell’invenduto, delle giacenze in magazzino è una buona notizia, ma siamo ancora molto, troppo distanti da quanto servirebbe per poter coprire le perdite per mancate vendite di abbigliamento e calzature, che a livello nazionale ammontano a circa un miliardo di euro”. Ad affermarlo è Giannino Gabriel, presidente metropolitano e regionale di Confcommercio Federazione Moda Italia del Veneto che precisa: “Abbiamo chiesto il 60% del credito imposta sulle rimanenze di magazzino autunno 2019 e primavera 2020: l’emendamento approvato in Commissione bilancio della Camera è un primo passo, ma ancora insufficiente”.  A un mese dalla riaperture, nel veneziano si registrano cali pesanti delle vendite: dal 50 fino all’80% del fatturato rispetto allo stesso periodo del 2019.

I dati allarmanti dal Veneto

“In particolare nel litorale veneziano, a forte vocazione turistica – spiega allarmato Gabriel – la mancanza di flussi dall’estero sulle nostre spiagge si sta facendo sentire molto, comportando danni gravi all’indotto costituito dai negozi legati al fashion, con un calo dell’occupazione che, tra minori assunzioni e licenziamenti, si stima a fine stagione almeno del 60%. E’ indispensabile quindi che i nostri parlamentari continuino a lavorare per migliorare il decreto Rilancio e per questo va dato atto dell’impegno dei deputati e senatori del territorio che si stanno interessando alle nostre necessità, così come la Regione”.  “Le prospettive impongono grande cautela – conclude Gabriel – Purtroppo crescono le imprese che ritengono di non aprire questa stagione, mentre non poche stanno seriamente valutando di chiudere per sempre, persino nelle piazze più forti come Venezia e i capoluoghi di provincia: l’emergenza non è finita”. E’ uno dei dati che emerge da un report ad hoc elaborato da Nomisma per la Cia.

Lockdown: vincono le vendite on line

Le vendite online hanno invece visto una crescita senza precedenti: +120% da gennaio al 21 giugno e +160% solo nel post lockdown (dal 4 maggio al 21 giugno). Ma il boom dell’e-commerce non è riuscito a compensare la chiusura dell’Horeca. In un contesto in cui l’e-commerce dei prodotti alimentari è destinato a crescere (il 95% degli italiani crede che l’acquisto web di prodotti alimentari aumenterà nei prossimi anni), si rileva nel rapporto, il canale online avrà un ruolo centrale nello sviluppo del mercato tipico/locale: il 92% degli italiani crede che questa sia, infatti, la modalità più utile per poter acquistare i prodotti alimentari dei piccoli produttori, specie quando si parla di piccole realtà situate in zone interne e difficili da raggiungere, come le aree appenniniche.

 

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